Effetto Zeigarnik - UYM

Cos’è l’ Effetto Zeigarnik?

Cosa c’incastra un ristorante, una signora e un cameriere viennese con l’Effetto Zeigarnik?

Siamo nel 1927 e quel giorno passerà alla storia perché la signora Bluma ebbe un interessante intuizione.

E’ importante che tu conosca la storia dell’Effetto Zeigarnik.

Ecco cosa la scoprì la signora…

Effetto Zeigarnik: Vienna, 1927

Bluma Zeigarnik, quel giorno del 1927, si trovava seduta al tavolo di un ristorante viennese. Nell’attesa di essere servita notò un particolare: il cameriere aveva la capacità di ricordarsi un numero impressionante di ordinazioni fatte dai clienti.

 

Quando si rimandano i problemi questi non cessano di esistere, anzi, solitamente peggiorano. Click to Tweet

 

“Marco, si trattava di un bravo cameriere, che con l’esperienza, ha sviluppato un’ottima memoria… dunque?” 😯

La cosa invece stuzzicò l’interesse della psicologa Bluma Zeigarnik.

Succedeva che nell’istante successivo all’aver servito le portate, incredibile ma vero, il cameriere tendeva a non ricordare più cosa avesse consegnato.

Nel momento in cui il cameriere serviva i piatti, la sua attenzione, la sua mente, si concentrava sull’ordinazione successiva, oscurando, dimenticando quanto appena fatto.

Tutto succedeva come se si attivasse un interruttore automatico: on / off, acceso / spento.

 

Effetto Zeigarnik e i lavori incompiuti

La Zeigarnik non perse tempo e nel suo laboratorio si mise a studiare quanto osservato al ristorante.

Coinvolse alcuni volontari affidando loro svariati compiti.

Alcuni di questi lavori furono portati a termine, altri rimasero incompiuti.

La psicologa arrivò ad un’interessantissima conclusione: i compiti non portati a termine non solo non venivano dimenticati ma venivano doppiamente ricordati.

“Marco, ma non capisco in che modo questo Effetto Zeigarnik possa essermi d’aiuto nella vita di tutti i giorni?”  😯 

L’Effetto Zeigarnik ci spiega la difficoltà nell’interrompere un compito fin tanto che non viene completato.

In che modo puoi sfruttare l’effetto Zeigarnik allora? Pensaci un po’…

 

Sfrutta l’Effetto Zeigarnik per non rimandare

 

Bluma Zeigarnik scoprì come un compito non terminato crea un duplice effetto:

1 – rimane in memoria in maniera vivida e presente;

2 – stimola la necessità di portarlo a termine.

 

Ogni lungo viaggio inizia con un primo passo. Laozi Click to Tweet

 

Se ci troviamo quindi a combattere con qualcosa che stiamo rimandando da tempo l’unica cosa che rimane da fare è: iniziare, fare il primo passo!

Hai mai fatto un puzzle? Cosa provi nel vederlo incompiuto? Hai presente quella sensazione che ti spinge a completarlo?

Si tratta di una tensione mentale causata dal compito non portato a termine.

Se ricordi bene, proviamo una sensazione, più o meno forte, di fastidio nel vedere il puzzle non completato.

L’effetto Zeigarnik spiega esattamente questo.

La tensione che si genera agisce sulla mente continuando a mantenere il focus sul lavoro incompiuto, stimolando la mente all’azione, al completamento di quanto incominciato.

Nel momento in cui terminiamo il compito ci rilassiamo, accantonando, dimenticando quanto fatto.

 

Un puzzle e l’Effetto Zeigarnik

Nel 1982 Kenneth McGraw, professore di psicologia all’Università del Mississippi coinvolse alcuni studenti nel risolvere un puzzle davvero impegnativo.

Ad un certo punto, prima che il puzzle fosse completato, il professore disse loro che lo studio era finito, potevano tornare alle loro attività.

E tuttavia il 90% dei partecipanti continuò a lavorarci sopra fino a completamento.

Questo studio servì a confermare ampiamente l’effetto Zeigarnik.

Affascinate come la mente senta il bisogno di portare a compimento quanto iniziato.

Questo aspetto possiamo sfruttarlo ampiamente ogni giorno.

Quale che sia il compito che stai rimandando fai una cosa semplicissima, inizia.

Così facendo la tua mente sarà coinvolta nel nuovo lavoro e per l’effetto Zeigarnik tenderà a concludere il compito iniziato.

Fin tanto che non lo avrai finito sarà difficile per la tua mente accantonarlo.

Mi raccomando però non sciupare l’effetto Zeigarnik raccontandoti che non hai tutti gli strumenti necessari.

Non raccontarti che non hai le idee chiare al 100%.

Se lo fai ti stai gettando tra le braccia della Rimandite.

 

Per concludere sull’Effetto Zeigarnik

Ricorda, non sempre puoi avere tutti gli strumenti e le risposte a portata di mano fin dall’inizio.

Comincia, vedrai che molte idee, soluzioni salteranno fuori in corso d’opera.

Non fraintendermi, non ti sto suggerendo di buttarti alla cieca su un nuovo compito.

Per portare a termine un lavoro devi essere preparato ma non aspettare di avere sempre tutto chiaro in ogni minimo dettaglio.

Se lo farai è molto probabile che non inizierai mai.

E come è facilmente intuibile chi non inizia non riuscirà mai a… finire alcunché.

Come ci spiega l’effetto Zeigarnik l’importante è cominciare perché così facendo si genera un circolo virtuoso che ti aiuterà a portare a compimento l’opera iniziata.

Vuoi provare l’Effetto Zeigarnik?

Bene, fai il primo passo… gli altri seguiranno.

 

Firma Marco Little UYM

Articolo su l’Effetto Zeigarnik – Immagine tratta da Google Immagini

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Ciao, mi chiamo Marco Cammilli e sono l'autore di UpgradeYourMind. Voglio condividere con te i miei studi e le mie esperienze nell'ambito della crescita personale. Scopri le strategie pratiche e immediate per migliorare la qualità della vita. Buona navigazione. Marco.

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8 commenti
  1. Roby
    Roby dice:

    Il bisogno di terminare ciò che si è iniziato è presente nell’ essere umano,in qualsiasi tempo e luogo. Se così non fosse saremmo ancora all’ età
    del fuoco o forse ancor prima. Idea, azione, scopo = progresso.
    Nel corso della mia vita ho incontrato personaggi a vari livelli, di questi
    uno mi è rimasto particolarmente impresso. Faceva ” manutenzione “, mai
    un’ idea nuova, mai un sussulto = le opportunità si sprecavano. Ovviamente
    la sua scalata ad un certo punto si interruppe. Messo di fronte a nuovi
    compiti, campi per lui mai esplorati, per un po’ si barcamenò poi fu invitato a lasciare l’ azienda. A qualsiasi livello ci si trovi c’è sempre
    un altro modo di fare le cose e non sempre quando si inizia si conoscono
    tutte le sfaccettature, e tuttavia iniziamo, facciamo ! E magari scopriremo che non era poi così complicato.

    Rispondi
      • Chiara
        Chiara dice:

        Ciao Roby, mi è piaciuto cosa hai scritto: limitarsi a fare “manutenzione”!
        Credo nell’importanza di fare qualcosa in più se si può.
        E non crogiolarsi nel “tanto è sempre stato così”!
        Ciao

        Rispondi
  2. Wisteria
    Wisteria dice:

    Mi hai incuriosito molto con la tua mail di stamani! 🙂
    …voglio parlarti di un ristorante viennese, di una signora e di un cameriere!
    Mi sono detta “Che articolo avrà mai scritto Marco?”
    L’esempio del puzzle è azzeccatissimo. C’è stato un periodo della mia vita in cui adoravo farli e ricordo molto bene la sensazione che provavo nel non vederli completati. Sentivo il bisogno di aggiungere le tessere mancanti, non potevo vederlo INCOMPIUTO.
    Allora non ci resta che iniziare… il resto sarà una conseguenza.
    Grazissimissime.

    Rispondi
    • Marco Cammilli
      Marco Cammilli dice:

      Ciao Wisteria, non è che forse è stata l’immagine con la sacher torte a stuzzicare… il tuo interesse? Golosa? 😉

      In base alla mia esperienza posso confermare che il momento più duro è proprio quello del primo passo. Gli altri, come dici giustamente tu, saranno una conseguenza.
      Grazie dei tuoi puntuali commenti! Marco.

      Rispondi
  3. Alberto
    Alberto dice:

    Buongiorno a tutti. Ricordo di aver letto qualcosa a riguardo anni fa. E’ interessante come la nostra mente abbia la necessità di concludere un lavoro iniziato. Mi sembra un’ottima e semplicissima soluzione per smettere di rimandare.
    Buona giornata. Grazie.

    Rispondi
  4. Chiara
    Chiara dice:

    Mentre leggevo l’articolo sorridevo perché questa sensazione a cui finalmente hai dato un nome ce l’ho sempre in tutto quello che faccio! Sia a casa che a lavoro, piccoli chiodi conficcati nella testa fino a che non ho portato a termine un compito.
    Da oggi grazie al tuo articolo che mi ha fatto riflettere, cercherò di direzionare l’effetto Zeigarnik sulle sfide o i compiti che reputo importanti!
    Primo fra tutti, a proposito della torta che hai messo in bella mostra, la dieta 😉
    Ciao e grazie!

    Rispondi

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