Il Valore delle nostre cicatrici - uym

Hanno qualche valore le nostre cicatrici oppure non ne hanno affatto?

Domanda insolita, vero?

Secondo te le cicatrici, le ferite che ognuno di noi ha, fuori e dentro, sono qualcosa da nascondere oppure no, possono avere un valore oppure no?

Ti sei mai posto queste domande?

Personalmente sono convinto che troppo spesso tendiamo a nascondere le nostre cicatrici.

Per fare questo indossiamo una maschera e fingiamo di aver sempre vinto, di non essere mai caduti, di non aver mai ceduto sotto il peso della sfortuna, del destino, del fato o come lo si voglia chiamare e di non essersi mai stati feriti.

Corrisponde a verità tutto questo?

Assolutamente no.

 

Il valore delle nostre cicatrici

Partiamo dal presupposto che tutti, prima o poi, abbiamo messo il piede in fallo e quando questo succede, ci facciamo male, molto male.

Ciò detto perché tendiamo a nascondere le nostre cicatrici?

Semplice, perché la società ci  suggerisce che sono qualcosa di cui vergognarsi.

E noi ci convinciamo così che ogni ferita, ogni sofferenza subita, ogni ruga in più, ogni fallimento, ci allontani maggiormente da quell’integrità fisica, da quel tendere alla perfezione (?) che ci ha contraddistinto all’inizio del nostro cammino.

Alcune di queste cicatrici sono auto inferte, figlie delle nostre scelte, altre invece ce le ritroviamo per scelte altrui, non abbiamo neppure aver avuto il tempo di reagire, di fare alcunché.

Sta di fatto che queste ferite le abbiamo e non possiamo dimenticarle.

E noi non siamo più come prima.

Chi siamo e cosa fare?

 

Le anime più forti sono quelle temprate dalla sofferenza. I caratteri più solidi sono cosparsi di cicatrici. (Kahlil Gibran) Click to Tweet

 

Ridiamo valore alle nostre ferite

Consentimi un paragone.

Quando un oggetto si rompe si tende a gettarlo via… in fin dei conti cosa ce ne facciamo?

Non può più adempiere alla sua funzione primaria.

Prova invece per un attimo a pensare se ci fosse il modo di ridare vita, splendore e significato a quest’oggetto in pezzi.

 

Mai sentito parlare del Kintsugi?

In Giappone esiste un’arte antica il cui nome è appunto Kintsugi o Kintsukuroi.

Il suo significato letterale è “riparare con l’oro”.

L’idea alla base di questa tecnica è molto affascinante ma ahimè abbastanza distante dalla nostra cultura.

Ti è mai capitato che un piatto ti scivoli e cada a terra?

E noi raccogliamo i cocci e, sebbene con dispiacere, li gettiamo.

 

 

Credo che non ti amerei tanto se in te non ci fosse nulla da lamentare, nulla da rimpiangere. Io non amo la gente perfetta, quelli che non sono mai caduti, non hanno inciampato. La loro è una virtù spenta, di poco valore. A loro non si è svelata la bellezza della vita. (Boris Pasternak)

 

 

Il Valore delle nostre cicatrici - Kintsugi - uym

Il Valore delle nostre cicatrici – Kintsugi – uym

Le ferite e l’arte del Kintsugi

Nell’arte giapponese del Kintsugi si raccolgono i frammenti del vasellame rotto e anziché gettarli via si incollano tra loro con una speciale lacca.

Abbiamo di nuovo il piatto nella sua funzionalità.

Sicuramente i punti di rottura, le crepe, sono ancora ben evidenti, a tal punto che quello che otteniamo è ben diverso da quello che era un tempo.

Abbiamo tra le mani quindi sì un piatto intero ma non integro.

Quella che era una perfetta superficie liscia e uniforme non lo è più… fino a qui.

Ma è proprio a questo punto che avviene una sorta di magia.

Nell’arte del Kentsugi si ricoprono le crepe con un pennello e della polvere d’oro.

Quello che si ottiene è qualcosa di particolarmente bello.

Le crepe del piatto non sono più qualcosa che va a togliere valore all’oggetto, anzi, quelle “cicatrici d’oro” valorizzano enormemente il piatto fino a renderlo un pezzo unico.

Il Kintsugi non si ferma al solo aspetto esteriore dell’oggetto ma va oltre.

La filosofia che sta alla base di questa tecnica si ispira al fatto che dall’imperfezione possa nascere qualcosa di maggior valore, sia da un punto di vista estetico che interiore.

 

 

Porto con me i segni e le cicatrici dei combattimenti: sono le testimonianze di ciò che ho vissuto, e le ricompense per quello che ho conquistato. (Paulo Coelho) Click to Tweet

 

 

Veronica Yoko Plebani: affrontare la malattia a colpi di… pagaia

Nello scrivere quest’articolo mi sono venuti alla mente coloro che si sono visti fare sgambetta dalla vita. E che sgambetta.

Tutti coloro che all’improvviso si sono ritrovati a terra, tutti quelli che hanno lottato tra la vita e la morte per rialzarsi da un profondo baratro.

Voglio farti vedere il filmato di Veronica Yoko Plebani, un filmato che parla di dolore, di sofferenze e grandi sacrifici ma anche di forza, coraggio, passione, amore, motivazione, sogni e resilienza.

 

 

 

 

Essere diversa o avere qualcosa di unico è diventato molto più importante che rientrare in certi standard di bellezza. Io mi piaccio tantissimo e mi piacciono tantissimo le mie cicatrici. (Veronica Plebani) Click to Tweet

 

Per concludere

Avevi già sentito parlare del Kintsugi? Cosa ne pensi?

Possiamo decidere di incollare i nostri pezzi rotti, risanare le nostre cicatrici e cospargere , in questo caso, non con polvere d’oro ma con qualcosa di ben più prezioso, la nostra resilienza e cioè la capacità di andare avanti nonostante le avversità.

Impariamo ad accettarci per come siamo senza perderci nella ricerca dell’impossibile.

Se ci riflettiamo un attimo infatti ci accorgiamo che è nell’incompletezza che troviamo la nostra perfezione.

Proprio così.

Se fossimo perfetti non troveremmo mai quella “tensione” magica che ci spinge a migliorarci.

Viva le nostre crepe, le nostre cicatrici e tutte quelle persone che riescono a capire quanta bellezza ci sia in questa perfetta imperfezione!

 

Firma Marco Little UYM

Articolo Il valore delle nostre cicatrici  – Immagini di pubblico dominio tratte da Pixabay

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