Sfiga Sì ma solo nella tua mente

Che Sfiga! Se non mi avessero chiesto proprio quell’argomento avrei preso 30 e lode!”

“Adesso sarei dirigente se la sfiga non avesse intralciato la mia carriera con questa crisi economica!”

“Che sfiga! Il destino ha voluto che proprio quella sera ci fosse anche lui alla festa, altrimenti adesso sarei io quello fidanzato con Vanessa.”

Vi è mai capitato di pensare qualcosa del genere legato alla sfortuna, alla sfiga?

La sfiga sembra ricoprire un ruolo importante nelle nostre giornate e quindi non ci resta che scoprire insieme cos’è esattamente la sfiga e in che modo gioca un ruolo chiave nelle nostre vite interferendo sulla nostra felicità.

La Sfiga esiste?

Consultando un qualunque dizionario troviamo: Sfiga= fortuna contraria, avversa; cattiva sorte. Sembra una specie di forza che rema contro di noi.

La superstizione porta sfortuna. (U.Eco) Click to Tweet

Se pensiamo al piccione che dall’alto decide di prenderci di mira, possiamo parlare di probabilità, ma in tutti gli altri casi? Parlo di quelle circostanze in cui nonostante i nostri sforzi le situazioni ci sfuggono di mano e l’esito non è quello sperato.

La domanda che ti pongo è: ma davvero vogliamo credere all’esistenza di un’entità intangibile che come unico scopo ha quello di farci fallire e di osteggiare le nostre iniziative?

Credo che la risposta sia ben chiara:

la sfiga non esiste!

Se invece la sfiga non fosse altro che una scappatoia che utilizziamo per non assumerci le responsabilità dei nostri scivoloni e dei nostri fallimenti?

“Marco, non è vero la sfiga esiste eccome e mi vengono in mente numerosi casi in cui mi ha intralciato il cammino… anzi mi ha fatto proprio lo sgambetto!” 😕

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E’ decisamente comodo a fronte di un fallimento tirare in ballo la sfiga! “Certo però che sfortuna, sono proprio sfigato, che sfiga, ecc.” Così facendo ci scrolliamo di dosso il peso della responsabilità e ci consoliamo con il pensiero che non è certamente colpa nostra. “Del resto se sono sfigato cosa posso farci?” Sarà un caso che le persone di successo non credono nella sfortuna? Sono consapevoli che i successi e gli insuccessi sono responsabilità loro e di nessun altro! Sono persone capaci di cadere e rimettersi in piedi! Valutano con attenzione cos’è successo, aggiustano il tiro e ripartono verso il loro obiettivo. Sono persone che non si arrendono alle difficoltà mostrando di avere una grande resilienza.

Il più sfortunato di tutti gli uomini è colui che crede di esserlo. (F.Fenelon) Click to Tweet

La sfiga e il Locus Of Control

Lo psicologo Julian B. Rotter sviluppò una teoria, divenuta molto importante nel suo campo, chiamata Locus of Control (LoC). “Il luogo di controllo” modella la percezione che ciascuno di noi ha della possibilità di controllare la propria vita. Lo psicologo individuò due tipologie di LoC.

  1. Interno: che è posseduto da quegli individui che credono nella propria capacità di controllare gli eventi. Questi soggetti attribuiscono i loro successi o insuccessi a fattori direttamente collegati all’esercizio delle proprie abilità, volontà e capacità.
  2. Esterno: posseduto da coloro che credono che gli eventi della vita, come premi o punizioni, non sono il risultato dell’esercizio diretto di capacità personali, quanto piuttosto il frutto di fattori esterni imprevedibili quali il caso, la fortuna o il destino.

Sfiga: la ricetta segreta

  • 100 g di consapevolezza
  • 1 cucchiaio di gestione dei propri pensieri
  • 1 spruzzo di tenacia

1. La Sfiga e l’Essere consapevoli

La consapevolezza che non esista alcuna sfortuna, sfiga, sorte o come altro lo vogliamo chiamare ci permette di riprendere il controllo della nostra vita. Realizzare di essere i timonieri della propria esistenza, ci fa vedere tutto con occhi diversi. Sappiamo di poter percorrere la nostra vita puntando verso i nostri obiettivi, convinti di non dover combattere con fantasmi che fanno di tutto per osteggiare i nostri progressi.

“Homo faber fortunae suae” diceva il latino Appio Claudio Cieco (350 a.C. – 271 a.C.)

Come vedi il modo migliore per tenersi lontano la sfiga è di avere la consapevolezza che ciò che otteniamo dipende da ciò che facciamo. Tieni inoltre presente che le azioni sono una conseguenza diretta dei tuoi ragionamenti e quindi possiamo affermare che la sfiga si combatte attraverso ciò che pensi!

L'uomo è costruttore della sua fortuna. (Appio Claudio) Click to Tweet

 

2. La Sfiga e la capacità di gestire i propri pensieri

Smettila di pensare a cosa è andato storto, a cosa non funziona come vorresti, perché così facendo vedrai che la sfiga si accanirà proprio contro di te. Sì, hai letto bene! Più ci focalizziamo sui problemi e più i nostri pensieri e le nostre energie lavoreranno in questa direzione. Il nostro cervello elabora ogni giorno un’incredibile quantitativo d’informazioni ed è quindi portato a filtrare in automatico ciò che c’interessa da ciò che non c’interessa. Trattiene ed elabora ciò su cui ci focalizziamo e scarta il resto. Immagina cosa succederebbe se i nostri pensieri ruotassero attorno a ciò che non funziona: ci concentreremmo talmente sui problemi da perdere di vista le possibili soluzioni. Tutto questo viene gestito in automatico dal S.A.R. – Sistema di Attivazione Reticolare. Immagina di poter sfruttare un sistema automatico come questo dandogli “in pasto” i giusti pensieri! Pensa quindi ai tuoi obiettivi, agli strumenti che ti occorrono e alle soluzioni che ti permetteranno di raggiungerli. Così facendo comincerai a correre come un razzo nella giusta direzione e vedrai che la sfiga rimarrà parecchio indietro! Potrai anche inciampare, ma sarai pronto a rimetterti in piedi e a ripartire!

 

3. La Sfiga e la Tenacia

“Non esiste fallimento per colui che ha tentato, perché colui che non ha mai fallito è colui che non ha mai tentato.” Og Mandino

Tentare di portare avanti un determinato progetto non ti dà l’accesso automatico al podio dei vincitori. Ogni volta che prendiamo una decisione dobbiamo essere consci del fatto che possiamo fallire: solo coloro che non operano scelte, non conoscono il fallimento. Il fallimento fa parte del percorso di crescita di ogni persona. Pensate che Antonio Meucci abbia inventato il telefono al primo tentativo? Che i fratelli Wright abbiano fatto volare con successo un mezzo motorizzato alla prima prova? La storia è colma di esempi di persone resilienti che grazie alla loro tenacia hanno raggiunto grandi obiettivi. Per capir cosa vuol dire essere tenaci ti consiglio vivamente di leggere questo articolo!

 

Per concludere sulla Sfiga

Ogni volta che attribuiamo le responsabilità all’esterno perdiamo un pezzo di noi.

La prossima volta che incappi in un ostacolo rifletti e identificane il responsabile!

Ricorda, la sfiga esiste… ma solo nella tua mente!

Fammi sapere cosa ne pensi, sono particolarmente interessato a conoscere il tuo punto di vista su un argomento così controverso.

Firma Marco Little UYM

Articolo Sfiga – Foto tratte da Google immagini

Matita - UYM

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Ciao, mi chiamo Marco Cammilli e sono l'autore di UpgradeYourMind. Voglio condividere con te i miei studi e le mie esperienze nell'ambito della crescita personale. Scopri le strategie pratiche e immediate per migliorare la qualità della vita. Buona navigazione. Marco.

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28 commenti
  1. Roberto
    Roberto dice:

    La sfortuna esiste solo nel caso in cui si compri un biglietto
    e non venga estratto. Nei restanti innumerevoli casi l’ insuccesso dipende da noi o da cause esterne indipendenti dalla ns. volontà/capacità.
    Chi non opera scelte piccole e/o grandi che siano è destinato al
    ” fallimento totale “, chi non ha paura di fare scelte deve mettere in
    conto che non tutte le ciambelle riescano col buco ma, nella maggior parte
    dei casi, ” ce la fa “. L’ importante non è non sbagliare ma provarci.

    Rispondi
  2. elena
    elena dice:

    Bellissimo articolo! Condivido pienamente la tua “ricetta”: basta piangersi addosso ed incolpare la sfiga dei tuoi insuccessi.
    Vorrei aggiungere ai tuoi preziosi consigli una frase della mia autrice preferita, Isabel Allende”:
    “Ciò che più conta, più che l’allenamento o la fortuna, è il cuore, visto che solo il cuore più coraggioso e determinato vince la medaglia d’oro.
    Passione, ecco il segreto del vincitore”.
    Ed è la passione che ti spinge a provare, o a ritentare dopo un insuccesso, qualsiasi sia il campo in cui vuoi cimentarti.

    Rispondi
  3. Ringhio70
    Ringhio70 dice:

    Ciao Marco,
    articolo interessante e che fa riflettere su quella che in fondo non è altro una sorta di inerzia mentale: “non ci sono riuscito, sarà sicuramente a causa di qualcosa su cui non potevo intervenire”. E’ una forma di pigrizia in cui cadiamo spesso un po’ tutti. Facciamo un tentativo e poi al primo ostacolo molliamo tutto perchè non possiamo sconfiggere la ‘Sfiga’. Dentro di noi sappiamo come stanno veramente le cose e quali siano le nostre responsabilità, ma teniamo queste informazioni nascoste, segregate in un angolino della nostra mente dove confiniamo tutti i pensieri scomodi e continuiamo a crogiolarci nel nostro dolce immobilismo, magari lamentandoci che la nostra vita non è come la vorremmo.

    Rispondi
    • IO
      IO dice:

      Discorsi senza senso. Esempio: a me piacerebbe avere 6 braccia e 6 gambe. Mi basta VOLERLO perchè mi crescano? Lo vedi che siete ridicoli?

      Rispondi
      • Ringhio70
        Ringhio70 dice:

        Ciao IO,
        per quanto riguarda i ‘discorsi senza senso’ forse potresti argomentare un po’ meglio il tuo pensiero. Come puoi confutare il pensiero altrui con un esempio assurdo?

        Un saluto

        Ringhio70

        Rispondi
  4. Marco Cammilli
    Marco Cammilli dice:

    Sì, è proprio come dici tu: “… continuiamo a crogiolarci nel nostro dolce immobilismo, magari lamentandoci che la nostra vita non è come la vorremmo.” Sono sicuro che ognuno di noi conosce persone che sono diventate dei maestri nel non perdere occasione per lamentarsi.
    Non sono piacevoli compagnie.
    Grazie Ringhio70 del tuo commento.

    Rispondi
  5. Laura
    Laura dice:

    Ecco, io alla “sfiga” non ho mai dato troppa confidenza, come dice mia sorella, forse perché sono cresciuta con il “nonno Alighiero” (che era mio padre) che mi ha fatto sempre sorridere sulle avversità … Infatti uno dei suoi detti ricorrenti era che “pure la pipì per qualcuno resta pipì e per altri diventa birra Peroni però bisogna farla …”. E così io faccio, poi se non va evidentemente non doveva andare ………..

    Rispondi
  6. Chiara
    Chiara dice:

    Ciao Marco, hai ragione quando dici che ciò che ci accade dipende da quello che abbiamo fatto, da scelte che più o meno importanti abbiamo comunque deciso di prendere.
    Ed è forse avendo la consapevolezza di questo che quando le cose vanno male anzichè stare a lamentarsi dobbiamo rimboccarci le maniche per riuscire a superare le avversità.
    Poi certo ci sono cose che vanno al di là delle nostre scelte, che non dipende da noi e da nessuno…ma quelli sono casi della vita che siamo stati chiamati ad affrontare e l’unica scelta che resta da prendere è quella di trovare la forza dentro di noi per superarle.
    Anche in questo caso siamo sempre noi a scegliere: mi dispero tutto il tempo o trovo il modo di reagire ed andare avanti?
    Allora si che ne usciremo più arricchiti e saremo riusciti ad aggiungere valore a noi stessi da una cosa negativa.

    Rispondi
    • Marco Cammilli
      Marco Cammilli dice:

      Ciao Chiara e benvenuta su UYM! Mi piace il tuo commento e ti ringrazio per averlo postato in modo da condividerlo. Le ultime due frasi racchiudono secondo me la differenza tra le persone di successo e non. E per successo non intendo il solo aspetto economico. Intendo quelle persone che sono riuscite a capire che gli ostacoli sono fatti per essere superati e non per impedirci di andare avanti. Grazie. A presto.

      Rispondi
  7. Pierfilippo
    Pierfilippo dice:

    Ciao Marco, come giustamente dici, la sfiga non esiste, come neppure esistono altri motivi che siano astratti o concreti e che spesso tiriamo in ballo per giustificare qualcosa quando in realtà la colpa è solo nostra. La tua ricetta è giustissima e va applicata sia da chi è scaramantico che da chi non lo è. Consapevolezza prima di tutto! Proprio come dici.

    Rispondi
    • Marco Cammilli
      Marco Cammilli dice:

      Grazie Pierfilippo di aver condiviso il tuo pensiero su questo argomento. La pensiamo allo stesso modo… meglio di così! 😉

      Rispondi
  8. Wisteria
    Wisteria dice:

    Mi ero persa alcuni articoli… per cui eccomi qua.
    In effetti si tende a pensare che esista la sfortuna, anzi mi correggo, credo che buona parte delle persone sia consapevole che non esista ma cerca di convincersi della sua esistenza per scaricare le proprie responsabilità su qualcosa. Bell’articolo. Mi è piaciuto come hai trattato un argomento così particolare.
    Grazissimissime.

    Rispondi
    • Marco Cammilli
      Marco Cammilli dice:

      Condivido: credo anch’io che buona parte delle persone si affidi alla sfiga per sentirsi meno responsabile per ciò che non ha fatto, non ha voluto fare o non ha raggiunto.
      Ti ringrazio del commento. A presto. Marco.

      Rispondi
    • Marco Cammilli
      Marco Cammilli dice:

      Ciao Matt e benvenuto su UYM! Sono d’accordo con te, non è possibile controllare tutto. Ci sono eventi che sono al di fuori del nostro controllo. C’è però una cosa che possiamo e dobbiamo controllare: come reagiamo agli eventi. Se ci pensi gli eventi di per sé non sono nè buoni nè cattivi ma è il significato che ognuno di noi attribuisce a questi eventi a renderli belli o brutti, piacevoli, fantastici o meno. Pensa a come le persone attribuiscono significati diversi a esperienze identiche. Questo è un argomento davvero interessante che sicuramente tratterò in un articolo ad hoc.
      Ti ringrazio del tuo commento! A presto, Marco.

      Rispondi
  9. Sandra
    Sandra dice:

    Taradadaaaan! Ecco un argomento di quelli che scottano:)

    Mi è capitato di parlare proprio di questo in una compagnia di amici dove c’erano anche degli sconosciuti.
    Ho tentato di spiegare che nulla è lasciato al caso e che ognuno si crea la propria vita (incluso quelli che vivono col “pilota automatico”), ma mi hanno preso per pazza credo e ne è scaturita una discussione accesa.

    “Quindi mi stai dicendo che se mi viene una malattia è colpa mia!”.
    Io non so mai come girare la questione usando del tatto perché mi rendo conto che sia delicata la faccenda. La gente non vuole accettare la propria responsabilità come dicevamo e detta cosi suona molto dura.
    Anche qua mi ricollego al fatto che credo che corpo e psiche siano strettamente collegati e se nasce un disquilibrio tra i due, il meccanismo si inceppa e il corpo dà campanelli di allarme sotto forma di malattia.
    Anche il guarire da una malattia ha a che fare con questo.
    Conosco parecchi esempi di persone guarite da gravi malattie grazie al loro atteggiamento.
    Una signora malata di cancro che si rifiutò di dargliela vinta. Ogni giorno si comportava come se fosse perfettamente sana, non parlava della malattia, se le chiedevano come stava rispondeva: “Sono sulla via della guarigione”, ogni sera guardava solo programmi comici, basta con i telegiornali che parlavano solo di drammi ed eventi negativi, iniziò a ridere molto. Il marito la aiutò in questo trattandola come se tutto andasse bene.
    La legge dell’attrazione capta questi segnali: se tu ti comporti “come se”, avrai quegli stessi risultati. Tornò a fare gli esami e riscontrarono che la malattia era sparita. Senza nulla togliere ai trattamenti medici per carità! Però sicuramente un atteggiamento positivo accelera il processo di guarigione.
    Se il tuo scopo è guarire e ti comporti come se fossi già sano, l’universo o come lo vogliamo chiamare, capta questo tuo atteggiamento e ti dà un risultato equivalente. La difficoltà sta nell’autoconvincersi che si sta bene quando magari non stiamo proprio al top. Ma la mente ha un potere incredibile!
    Detta cosi pare una follia, mi rendo conto, ma sono cose che ho comprovato e sperimentato milioni di volte.

    “E se mi succede un incidente automobilistico è colpa mia?”
    Pure qua suona crudele la cosa però sono convinta che non sia colpa del fato. Capitò a mia madre anni fa e non credo fosse una coincidenza che non stesse bene e la sua vita fosse tutt’altro che spensierata in quel momento.

    La conclusione è che più abbiamo un atteggiamento positivo verso la vita, più la vita ci darà il corrispondente di quell’atteggiamento 🙂
    Il che è una buona notizia perché possiamo cambiare il corso delle cose se non ci piacciono i risultati che stiamo avendo 🙂

    Sono temi molto delicati che spesso preferisco tenere per me perché la gente fa fatica a metabolizzare questo concetto.
    In realtà io lo sto comprovando da anni e vedo sempre un riscontro.

    Come ti poni tu quando salta fuori questo argomento per curiosità?

    Continuo coi miei papiri 🙂

    Rispondi
    • Marco Cammilli
      Marco Cammilli dice:

      Ciao Sandra, la mente è il corpo sono strettamente, fisicamente, collegati. Questo è un dato di fatto e in quanto tale non è discutibile.

      Ti faccio un esempio prendendo in causa l’ansia. Si tratta di uno stato mentale che scaturisce esattamente nel momento in cui il cervello valuta la possibilità di un possibile, prossimo, pericolo.
      Questo stato mentale si ripercuote anche a livello fisico. L’ansia genera infatti: pallore (dovuto al minore afflusso di sangue – vasocostrizione), palpitazioni, tremito, sudorazione, tachicardia, giramenti di testa, persino nausea.
      Come vedi un stato mentale ha effetti concreti sul nostro fisico e sul nostro benessere. Questo succede per qualunque emozione.

      Il fatto che il nostro corpo reagisca in maniera differente in base ai nostri pensieri non stupisce dal momento che da decine di anni si conosce lo straordinario effetto della pillola di zucchero: il famoso effetto placebo. Una pillola che non ha alcun principio attivo può migliorare il modo con cui il paziente affronta la malattia e questo influenza il modo in cui il corpo reagisce al trattamento e alla malattia stessa.
      Questo che ho scritto non è una mia considerazione ma sono dati oggettivi.

      Il fatto di avere un atteggiamento positivo non vuol dire certo che non ci succederanno mai episodi spiacevoli. Pensare questo è sbagliato. Avere un atteggiamento positivo però aiuta a vivere molto meglio, gestendo i problemi che incontriamo sul nostro cammino. Difficile non pensare a questo punto a personaggi come Alex Zanardi, Giusy Versace, Nick Vujicic, Simona Atzori. Prendo loro in causa solo perché sono personaggi ben conosciuti. (Se alcuni di questi nomi ti sono nuovi dai un’occhiata su YouTube) Persone che se vogliamo “avrebbero” tutto il diritto di avercela con il mondo intero. Invece il loro atteggiamento è incredibilmente positivo. E’ più probabile che siano loro a farti un sorriso che non viceversa.

      Quando si affrontano argomenti come questo è facile trovare nell’interlocutore degli sbarramenti.
      Tendenzialmente le persone non digeriscono bene punti di vista differenti dai propri. Questo succede a priori, qualunque sia l’argomento, perché significherebbe averla sempre pensata in maniera sbagliata e questo viene visto come uno sbaglio, un difetto. Allora la cosa più comoda è “fare a braccio di ferro” con l’obiettivo di imporre il proprio pensiero sull’altro. Questo succede da ambo le parti. 🙂 Si cerca di imporre il nostro punto di vista per crogiolarci poi nella mediocre soddisfazione di poter dire all’altro: “Hai visto, avevo ragione io.”. Eppure non c’è cosa migliore che incontrare persone con le quali confrontarsi perché solo in questo modo c’è crescita. Solo attraverso il confronto con altri e i loro differenti punti di vista possiamo mettere in discussione in nostri pensieri, i nostri punti di vista e decidere poi in merito. Cambiare idea, opinione in merito a qualcosa non ha certo una connotazione negativa, tutt’altro.
      Pensa a quale enorme soddisfazione poter dire all’altro: “Ma lo sai che non avevo mai pensato a questo punto di vista? Non avevo fatto mente locale che esiste anche questo e quest’altro e quest’altro ancora.”
      Quando una conversazione termina in questo modo hanno “vinto” entrambe le parti. Una ha appreso un nuovo concetto e l’altra lo ha aiutato nel farglielo capire. Se non c’è confronto non ci può essere crescita.
      E’ importante essere consapevoli che se una persona la pensa in maniera diversa avrà le sue “buone ragioni”. Mi spiego meglio. Se la pensa in un certo modo è perché le sue conoscenze, le sue esperienze dirette ed indirette lo portano a pensarla diversamente. Secondo te esistono davvero persone che si mettono a raccontare sciocchezze agli altri ? (Forse qualcuna c’è, ma sono pochissime). Tendenzialmente no. Il loro punto di vista si differenzia dal tuo solamente perché percepiscono la realtà attraverso schemi mentali frutto di esperienze diverse dalle tue. Quindi ciò che afferma il tuo interlocutore, dal suo punto di vista, è corretto. Se non maturiamo questa consapevolezza le incomprensioni saranno difficili da debellare. 🙂
      Se ti va dai una lettura a questo articolo perché affronta l’importanza di essere responsabili di ciò che comunichiamo agli altri e che la “mappa non è il territorio”. http://www.upgradeyourmind.it/comunicazione/incomprensioni-e-conflitti-come-risolverli/

      Un altro aspetto importante è la differenza tra responsabilità e colpa. Purtroppo si usano come fossero sinonimi quando non è affatto così. La responsabilità indica un comportamento che ci eleva e questo accade ogni volta ci facciamo carico di decisioni, azioni, e di conseguenza dei risultati. Colpa invece ha una connotazione strettamente negativa.
      Prendiamo il tuo esempio dell’incidente in macchina. Al semaforo rosso quello dietro tampona chi precede. Il conducente della macchina tamponata non ha ovviamente alcuna colpa, si è fermato semplicemente e correttamente al semaforo rosso. Se pensiamo invece al concetto di responsabilità allora è un altro paio di maniche. Se è stato tamponato è anche responsabilità sua (Questo discorso è difficile da mandare giù, lo so.) in quanto lui consapevolmente ha fatto tutta una serie di azioni che lo hanno portato ad essere li in quel momento. Lui consapevolmente quella mattina ha deciso di andare a lavoro, di prendere la macchina, così come ha deciso di prendere quella strada e di fermarsi a quel semaforo rosso. Questo esempio serve per far capire quale può essere la massima espressione di “senso di responsabilità”. Ripeto non si parla di colpa ma di responsabilità.Essere responsabili di ogni nostra singola azione e delle conseguenze che genera.

      Non posso che essere d’accordo con te quando dici che “possiamo cambiare il corso delle cose se non ci piacciono i risultati che stiamo avendo”… diversamente non esisterebbe neppure questo blog.
      A presto, Marco.

      Rispondi
  10. Lorenzo
    Lorenzo dice:

    Diamine, Marco in questo trovo sempre argomenti che coincidono con gli stessi pensieri che ho io. Ultimamente mi sono detto che la fortuna/sfortuna non esiste e leggendo questo blog so di non essere il solo a pensarlo !

    Rispondi
    • Marco Cammilli
      Marco Cammilli dice:

      Ciao Lorenzo, mi fa piacere sapere che siamo sulla stessa lunghezza d’onda!
      Per quanto riguarda la sfortuna/fortuna hai avuto esperienze dirette o indirette che ti hanno portato a sviluppare questo pensiero?
      Se sì ti va di raccontarcele?
      Grazie del tuo contributo.
      Marco.

      Rispondi

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