Pietro Trabucchi e il potere della resilienza

Pietro Trabucchi e il potere della resilienza - uym

Pietro Trabucchi e il potere della resilienza, ecco l’interessante argomento di oggi.

Ho infatti il grande piacere di sottoporti la mia intervista a Pietro Trabucchi, psicologo, docente universitario, formatore nonché autore di numerose pubblicazioni.

Pietro Trabucchi si occupa da molti anni di prestazioni sportive e in particolare di discipline legate alla resistenza.

Ed è propri su quest’ultima parola, sul resistere, sulla capacità di andare avanti nonostante le difficoltà, che si concentra l’intervista.

Pietro Trabucchi ci parlerà infatti della Resilienza.

Cosa vuol dire essere resiliente?

Perché quest’argomento riveste un ruolo fondamentale nelle nostre vite e sul nostro benessere?

 

 

Pietro Trabucchi: il potere della resilienza

 

1) La Resilienza e il suo significato

Marco Cammilli - uymMarco: Si utilizza sempre più spesso il termine Resilienza.

Puoi ricordarci quale sia il suo significato e perché è così importante?

 

Pietro-Trabucchi-uymPietro Trabucchi: Partiamo dall’etimologia: resilienza deriva dal latino “resalio”, che esprime il gesto di risalire in barca dopo una burrasca che l’abbia capovolta.

Usata nella metallurgia, indica la resistenza a una rottura dinamica da prova d’urto.

In psicologia la resilienza è la capacità cognitiva che ci rende capaci di mantenere la motivazione costante ed elevata nonostante tutto; quella che ci aiuta a percepire il mondo in modo costruttivo e non catastrofico, vedendo negli eventi sfavorevoli dei motivi per agire e cambiare, e nei limiti non delle condanne ma dei distacchi da colmare.

La crisi economica (e, direi, generale della nostra civiltà) l’ha resa di grandissima attualità.

I paesi più avanzati sono passati da uno scenario in cui il benessere e le certezze di un radioso futuro erano percepiti come garantiti, ad un altro contrassegnato da incertezza e grandi sforzi per ottenere quello che prima era percepito come scontato.

In questo scenario la capacità di “tenere duro” e perseverare è utilissima –quanto meno per sopravvivere.

In altre parole prima esistevano tante risorse esterne (il benessere materiale garantito).

Oggi quelle esterne mancano, e per andare avanti diventano fondamentali le risorse interiori.

 

“Tutti abbiamo delle motivazioni. La differenza tra gli individui sta nella loro capacità di farle durare a lungo nonostante ostacoli, difficoltà e problemi. La capacità di perseverare, di far durare a lungo la motivazione viene detta resilienza.” (Pietro Trabucchi)

 

 

Pietro Trabucchi - Perseverare è Umano - Il potere della Resilienza - uym

Pietro Trabucchi – Perseverare è Umano – Il potere della Resilienza – uym

2) La capacità di affrontare le difficoltà

Marco Cammilli - uymMarco: La capacità di affrontare le avversità è una caratteristica presente o meno nell’individuo in maniera immutabile oppure è una capacità che nel tempo può essere modificata sulla base delle nostre esperienze di vita?

 

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Pietro Trabucchi: Essendo cognitiva, è una capacità che si apprende e si allena in funzione delle esperienze di vita.

Ecco perché l’ambiente culturale è importante.

Per esempio crescere in un ambiente meritocratico, che stimola le sfide, l’impegno personale, la proattività modella individui completamente diversi (in termini mentali e comportamentali) da quelli che crescono in ambienti iper-protettivi, poco orientati al risultato, all’assunzione di responsabilità e all’auto-disciplina.

Questo è esattamente il dramma attuale del nostro paese e la radice della sua decadenza: la cultura italiana attuale non premia l’impegno, il merito e le regole; in tal modo finisce per costruire un ambiente poco resiliente.

Per esempio, in questi giorni assistiamo alla Caporetto dello sport nazionale: il calcio.

Qual è il modello – in termini di atteggiamenti – veicolato al grande pubblico?

Che nessuno intende assumersi le proprie responsabilità e dimettersi.

Ora, credete che questo modello non abbia un impatto sulla mentalità di tanti, specialmente i ragazzi?

Del resto –scusa se sono politicamente scorretto (dovrai chiudere il sito), ma per fare un altro esempio reale e recente: qual è il messaggio che arriva ai ragazzi da un ministro della Pubblica Istruzione che dichiara il falso sulla sua laurea, viene smascherato e rimane ancora lì sulla poltrona?

Che l’impegno non serve a nulla.

A cosa serve studiare e laurearsi?

Con altri percorsi potrai diventare perfino ministro della Pubblica Istruzione (e prego notare che la mia analisi è psicologica e apartitica).

 

3) Gli eventi: positivi o negativi?

Marco Cammilli - uymMarco: Gli eventi sono oggettivamente negativi o positivi oppure è il significato che attribuiamo loro a tracciarne le differenze?

 

 

Pietro-Trabucchi-uymPietro Trabucchi: È chiaro che alcuni eventi sono oggettivamente negativi: un terremoto, un tumore, una violenza.

Sarebbe irrispettoso nei confronti di chi soffre per simili eventi dire che “dipende solo da loro” o “è tutto nella loro testa”.

Tuttavia il livello di sofferenza che tali eventi comportano di per sé, può essere enormemente incrementato da una loro cattiva gestione.

In altre parole: un conto è lo stress che ci procurano certi eventi;  tutt’altra cosa è lo stress che ci procuriamo da soli.

Un evento negativo può diventare infatti l’occasione per rimboccarsi le maniche e cercare di limitare i danni.

Oppure può diventare un alibi per sottrarsi ad una serie di responsabilità, al fatto di dover raggiungere degli obiettivi, come la molla che fa scattare un vittimismo senza fine.

È, per esempio, quello che vedo accadere spesso nel mondo sportivo con gli infortuni.

Qualcuno lavora duramente per rientrare fin dal primo momento.

Qualcun altro ha trovato l’alibi che gli permette di lamentarsi e di sottrarsi al dover affrontare le sfide.

 

“Chi, di fronte a eventi stressanti, chiede un aiuto terapeutico o manifesta gravi forme di disagio rappresenta l’anomalia, non la regola. La regola, per gli esseri umani, è rappresentata dalla resilienza.” (Pietro Trabucchi)

 

 

4) Fare lo slalom tra le difficoltà

Marco Cammilli - uymMarco: Tutti cerchiamo di stare alla larga da situazioni che potenzialmente possono crearci disagio.

Facciamo lo slalom tra tutti quegli eventi che attentano al nostro benessere.

E se proprio questi momenti di disagio, queste situazioni che cerchiamo di evitare, rappresentassero invece un valore aggiunto per la nostra crescita? 

 

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Pietro Trabucchi: Sicuramente.

Ma oggi, nella nostra società è molto diffusa una trappola cognitiva.

Per trappola cognitiva intendo una distorsione sistematica della realtà che induce a comportamenti inefficaci.

Anche se parecchie trappole cognitive hanno origini legate alla storia individuale dei soggetti, molte altre hanno invece radici culturali.

Allora, una delle più diffuse nella nostra società è l’aspettativa (divenuta ormai una pretesa) che sia possibile e doveroso sfuggire all’incontro con ogni forma di disagio.

Anche minima.

In realtà, ammesso che fosse possibile, togliere qualsiasi disagio arresta ogni forma di crescita e di cambiamento.

Perché il disagio ci fa uscire dall’area di comfort, ci costringe a tirare fuori molte risorse che altrimenti rimarrebbero dormienti.

Il disagio ci allena alla resilienza, ci costringe a motivarci per venirne fuori.

 

 

Ciò che considero di maggior valore è stato dovermela cavare da solo. (Pietro Trabucchi) Click to Tweet

 

 

Pietro Trabucchi - Tecniche di resistenza interiore - Il potere della Resilienza - uym

Pietro Trabucchi – Tecniche di resistenza interiore – Il potere della Resilienza – uym

5) Nel mezzo delle avversità nascono le opportunità: vero o falso?

Marco Cammilli - uym

Marco: Einstein diceva che è dalle difficoltà che nascono le opportunità.

È un concetto sul quale la maggior parte delle persone è d’accordo.

Quando però ci troviamo ad affrontare problemi reali le cose si complicano.

La frase di Einstein è solo un modo per vedere il bicchiere mezzo pieno o effettivamente gli ostacoli possono aiutarci a scoprire nuove strade da percorrere?

 

Pietro-Trabucchi-uymPietro Trabucchi: La frase di Einstein è spessissimo fraintesa.

Non è che quando giunge una difficoltà, necessariamente, automaticamente, si generi anche un’opportunità.

Solo se sei davvero bravo, se ti impegni tantissimo, se lavori molto, puoi rendere la difficoltà un punto di partenza per cambiare in meglio.

Ma questo non è scontato per nulla.

Non è che se io vengo amputato, automaticamente ho un’opportunità.

All’inizio c’è l’amputazione e basta.

Poi, se sono resiliente posso far diventare quell’evento un’opportunità per diventare qualcosa in più: un atleta paraolimpico, per esempio, oppure un testimonial al
servizio di una causa; oppure conoscere tante persone nuove.

Ma non è automatico. Ci devo lavorare.

 

6) Gare estreme e pericolo di vita

Marco Cammilli - uym

Marco: Ti sei mai ritrovato, nelle gare estreme a cui hai partecipato, in situazioni di pericolo per la tua vita?

Se sì quali erano i tuoi pensieri in quei momenti e come hai fatto a superare indenne quelle situazioni?

 

Pietro-Trabucchi-uymPietro Trabucchi: Sì, qualche rara volta mi è capitato.

Ma – contrariamente a quanto si possa credere –sono i momenti più facili da gestire.

Perché non devi scegliere.

Gli obiettivi sono chiarissimi e la motivazione “ti segue” in maniera totale.

“La capacità di accettare di stare con ciò che c’è qui-e-ora, anche quando il presente ha la forma del disagio o della sofferenza.” (Pietro Trabucchi)

 

Monte Elbrus – Russia – 5642m

 

 

7) Mens sana in corpore sano

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Marco: A proposito di sport, gli antichi dicevano “mens sana in corpore sano”: una mente sana risiede in un corpo sano.

Da grande sportivo quale sei puoi ricordarci perché svolgere regolarmente attività fisica sviluppi un grande benessere mentale e fisico?

 

Pietro-Trabucchi-uymPietro Trabucchi: I benefici fisici dello sport sono ormai arcinoti.

Forse vale la pena di spendere due parole su quelli mentali e cerebrali.

L’attività fisica contribuisce a creare adattamenti specializzati in diverse aree cerebrali; a favorire la sinaptogenesi; a conservare – e addirittura ad incrementare- le capacità cognitive.

Il perché di tutto ciò è semplice: il sistema nervoso si è evoluto proprio con lo scopo di regolare il movimento.

 

8) Il mondo viaggia alla velocità della luce

Marco Cammilli - uym

Marco: Viviamo in un modo che viaggia alla velocità della luce e noi cerchiamo di stare al suo passo, mille impegni, mille responsabilità, mille problemi.

Com’è possibile essere così impegnati senza farsi schiacciare dallo stress?

Non è forse lo stress ad essere considerato il male del secolo?

 

Pietro-Trabucchi-uymPietro Trabucchi: Credo che oggi siano sempre più necessarie capacità di organizzare e pianificare tempo ed obiettivi; ma sopratutto l’abilità di imparare a non aggiungere allo stress oggettivo quello che ci produciamo da soli.

Da vari studi sembra emergere che i popoli definiti (con un brutto termine) “primitivi” siano molto meno stressati di noi.

Il che, se ci pensiamo bene, è paradossale: infatti costoro hanno a disposizione molto meno comodità e ausili tecnologici di noi, e il loro stile di vita è molto più duro del nostro.

Perché allora sono meno stressati?

Perché – come abbiamo indicato anche in un’altra risposta – gran parte dello stress oggi è legato al fatto di allarmarsi in maniera esagerata per delle cose che in realtà non sono controllabili da noi.

O anche dall’avere pretese o aspettative che sono assolutamente fuori dalla realtà: per esempio pretendere di essere sempre perfetti, al top, efficienti al massimo, apprezzati da tutti etc…

 

L’uomo è fatto di carne e di ossa, e di una fibra miracolosa detta coraggio. (Pietro Trabucchi) Click to Tweet

 

9) Motivazione ed obiettivi

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Marco: La motivazione riveste un ruolo fondamentale nel raggiungimento degli obiettivi, in particolar modo per quelli a lungo termine.

Esiste un modo per allenare, rinnovare e rinforzare tale motivazione?

Te lo chiedo perché spesso alle prime difficoltà si può essere portati ad abbandonare tutto e a cambiare strada.

 

Pietro-Trabucchi-uymPietro Trabucchi: Sì, cavoli, ho scritto interi libri per spiegarlo.

La motivazione si allena.

Addirittura oggi sappiamo con certezza che sforzandoci di perseverare – e tenendo duro rispetto ad un obiettivo – rinforziamo alcune aree del nostro cervello implicate nei comportamenti motivati; esse diventano più attive e capaci di rimanere “accese” anche sotto stress.

Le stesse aree che se inattivate in un topo da laboratorio fanno sì che l’animale diventi rinunciatario, scarsamente perseverante di fronte a ricompense ricche ma complicate da raggiungere, e più facilmente stressabile.

 

“La pratica intenzionale richiede un considerevole, specifico e continuo sforzo per fare qualcosa che non sai fare bene, o addirittura non sai fare per nulla.” (Pietro Trabucchi)

 

Per concludere

Da lettore dei suoi libri sono davvero emozionato di poter condividere con tutti voi la profonda esperienza di Pietro Trabucchi.

Lo ringrazio sinceramente per aver dato la sua disponibilità nel rispondere alle mie domande e per averci aiutato a capire cos’è esattamente la resilienza e perché è così importante per il nostro benessere.

T’invito a fare un salto sul sito di Pietro Trabucchi carico d’informazioni, immagini e video – PietroTrabucchi.it

 

 

Firma Marco Little UYM

Articolo Pietro Trabucchi – Il potere della resilienza – Immagini di pubblico dominio

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