processo di apprendimento

Il processo di apprendimento è strettamente legato all’esperienza e all’esposizione continuativa alla stessa tipologia di stimoli. Ma come funziona esattamente e perché dovrebbe interessarci?

Ognuno di noi vorrebbe migliorare.

E’ una caratteristica dell’uomo.

L’immagine del post ci ricorda come in natura ogni cosa che non cresce è destinata a morire. La crescita e il miglioramento, in qualunque ambito, potrebbero essere scambiati per processi automatici. Quante civiltà sono nate, cresciute e morte: tutte.

Fino a che hanno potuto contare su processi di trasformazione, scoperte, ecc hanno prosperato poi, tutte indistintamente, sono cadute appena questi processi si sono fermati.

Il cambiamento è automatico, il miglioramento non lo è.

Dirò di più, molto spesso facciamo di tutto per frenare questa crescita. Ogni giorno impieghiamo forze e tanta dedizione per impedirci di migliorare. Com’è possibile?

Addentriamoci nell’affascinate mondo del processo di apprendimento e di come, se non ne conosci le dinamiche, possa essere pericoloso per te e per la tua felicità.

Processo di apprendimento

“Marco, cosa potrà mai esserci di pericoloso nel mondo dell’apprendimento?”

La cosa più pericolosa è il non sapere di sapere. Non è un gioco di parole, continua a leggere e capirai tutto.

Accusare gli altri delle proprie disgrazie è conseguenza della nostra ignoranza; accusare se stessi significa cominciare a capire. (Epitteto)

 

 

Il Processo di Apprendimento

 

1) Il Processo di Apprendimento – Incompetenza inconsapevole

In questo primo stadio del processo di apprendimento la questione ruota attorno all’ignoranza nella accezione latina del non sapere. Gli incompetenti in quanto tali non sanno fare o sanno fare male qualcosa e, in più, essendone anche inconsapevoli, di fatto “ignorano”.  Lo riassumiamo con la frase “Non so  e non so di non sapere.”.

“Marco, ma se non è consapevole della sua incompetenza c’è poco da fare e sopratutto non è certo responsabilità sua.”

Il punto è proprio questo: non è così. Tieni presente che l’incompetenza inconsapevole la riscontriamo in quelle persone che hanno un atteggiamento mentale difensivo. Solitamente queste persone hanno un linguaggio facilmente individuabile che ruota attorno alla creazione di alibi, cioè tutte quelle frasi o pensieri il cui scopo è quello di tutelarsi nel peggiore dei modi: distorcendo i fatti e la realtà a proprio piacimento. 

Hai mai detto o sentito alcune delle frasi qui di sotto riportate? La risposta la conosco già.  😉

“Non è fattibile e non dipende da me.” – “Se avessi persone più capaci attorno allora potrei…” – “Non posso farci niente.” – “Non ho tempo per farlo.” – “Non è colpa mia, me l’hai detto tu di fare così.”

Ti riporto di seguito le varie tipologie di alibi su cui si basa il processo di apprendimento e nello specifico l’incompetenza inconsapevole.

– Giustificazione morale: la persona trova una motivazione che la giustifichi sul piano etico per quanto fatto. “L’azienda mi ha sempre trattato ingiustamente!” – “L’ho fatto per il suo bene!”

– Dislocamento della responsabilità: consiste nel far ricadere la responsabilità su altre persone.  “Non è colpa mia. Mi hanno detto di fare così!” – “Sì, ma anche loro sapevano del problema ma non hanno fatto niente.”

– Confronto vantaggioso: la persona cerca di far apparire meno grave il proprio comportamento mettendolo a confronto con un altro peggiore. – “Sì, io ho fatto tutto questo ma c’è chi ha fatto molto peggio di me!”

– Distorsione delle conseguenze: la persone si giustifica minimizzando le conseguenze del proprio comportamento. “Vabbè dai, cosa vuoi che sia mai successo!” – “Stavo solo scherzando.”

– Etichettamento eufemistico: si cerca d’ingentilire una frase o un’azione sfruttando degli eufemismi per renderla più accettabile rispetto a quanto realmente successo. “Non l’ho offeso, gli ho voluto semplicemente dire quello che penso.” (A.Bandura)

Come vedi, in questo prima fase del processo di apprendimento, la persona ha un atteggiamento mentale difensivo, autolimitante, che la porta a evitare di assumersi la responsabilità di certi risultati e a distorcere a proprio piacimento i fatti. Non assumendosi le proprie responsabilità di fatto sottrae a se stesso la possibilità di acquisire invece la consapevolezza dei cambiamenti indispensabili per migliorare. Questo stadio è caratterizzato quindi dalla mediocrità e dal non agire.

In questa fase del processo di apprendimento le persone si costruiscono dei paraocchi per filtrare a proprio piacimento gli eventi. Non solo, per rimanere ben ancorati alla loro posizione, rifiutano e alterano qualunque tipo di feed-back, negando a priori la validità di qualunque critica.

Nel corso della nostra esistenza ogni volta che rispondiamo nello stesso modo ad un dato stimolo andiamo a rafforzare quel comportamento. Con il passare del tempo queste sequenze stimolo-reazione si sedimentano e diventano delle vere e proprie abitudini che si sviluppano fino a diventare dei comportamento istintivi. Come puoi capire i comportamenti istintivi possono, per loro stessa natura, essere molto pericolosi. Sono comportamenti che esulano dal raziocino e che vengono messi in atto come veri e propri inconsapevoli automatismi.

Solo attraverso l’ASSUNZIONE DI RESPONSABILITA’CONSAPEVOLEZZA puoi decidere di accedere al secondo step, in mancanza di ciò nessun miglioramento è ipotizzabile.

 

2) Il Processo di Apprendimento – Incompetenza consapevole

Nel processo di apprendimento il secondo passo è arrivare alla consapevolezza di tale incompetenza.

Non sappiamo fare quella determinata cosa ma siamo adesso consapevoli del lavoro che dobbiamo fare su noi stessi. Questo è un importante sviluppo del processo di apprendimento perché adesso possiamo decidere consapevolmente d’imparare quella specifica abilità.

Ci rendiamo conto della necessità di sviluppare determinate capacità per intervenire sul nostro presente e sul nostro futuro. Se non lo facessimo, nonostante tutti i nostri vorrei (“vorrei diventare…, vorrei fare…”) rimarremmo degli incompetenti consapevoli… sicuramente un salto notevole rispetto al precedente punto ma sempre incompetenti.

Io dico che sarebbe meglio puntare a qualcosa di più senza fermarsi a questo livello del processo di apprendimento.

Ecco che quel “vorrei fare” si trasforma in voglio: hai preso la DECISIONE di accedere al terzo step

 

Esiste un solo bene, la conoscenza, e un solo male, l’ignoranza. (Socrate) Click to Tweet

 

3) Il Processo di Apprendimento – Competenza consapevole

A questo punto cominciamo a sviluppare le nostre capacità. La dedizione e la costanza ci portano ad apprendere le prime abilità e riusciamo a metterle in pratica con qualche buon risultato. A questo stadio del processo di apprendimento il livello di concentrazione richiesto è molto alto e il nostro focus deve essere ben direzionato sull’acquisizione di queste nuove competenze e sulla loro messa in pratica.

Ogni qual volta ci troviamo alle prese con la necessità di acquisire nuove conoscenze dobbiamo fare i conti con lo sforzo richiesto dall’apprendimento stesso. Fondamentale è: non mollare.

Attraverso lo SVILUPPO E L’AFFINAMENTO DELLE COMPETENZE puoi accedere all’ultimo step.

 

4) Il Processo di Apprendimento – Competenza inconsapevole

L’ultimo stadio del processo di apprendimento è quello che si acquisisce con molta pratica. Siamo nella situazione in cui abbiamo sviluppato l’abilità di sapere fare qualcosa in maniera totalmente automatica, istintiva. Questo significa che riesci a mettere in pratica le tue nuove competenze senza nessuna particolare e intenzionale attenzione.

Se tu dovessi spiegare a qualcuno come funziona questa tua nuova abilità avresti persino qualche difficoltà. Il motivo? Semplice, essendo adesso qualcosa d’istintivo, dovrai fare prima mente locale sul processo nel suo complesso e poi andare a spiegare ogni singolo passaggio facendo attenzione a ripercorrere mentalmente i vari step in maniera corretta. Solitamente i vari step vengono superati “ volando “ e l’obiettivo viene rapidamente raggiunto.

Un esempio che può andar bene per tutti è l’automobile. Prova a spiegare a una persona che non ha la patente come si guida una macchina. Scommetto che ti sarebbe molto più facile guidarla che spiegare tutti i vari passaggi.  Ed ancora, prova a pensare a quante volte ti sei ritrovato sotto casa e solo in quel momento ti sei accorto di aver guidato per un bel tratto senza neppure rendertene conto: avevi guidato davvero con il pilota automatico. Questo è il processo di apprendimento, questo significa avere una competenza inconsapevole.

Il cervello e il corpo hanno acquisito degli automatismi tali che riesci a mettere in pratica quelle specifiche abilità con il minimo sforzo: queste competenze sono diventate abitudini.

Nel processo di apprendimento questo stadio è il più elevato livello raggiungibile.

 

Ti riporto di seguito un diagramma che riassume il processo di apprendimento, come è strutturato e cosa occorre per passare da uno stadio all’altro.

Processo di apprendimento - Grafico - UYM

Processo di apprendimento – Grafico – UYM

 

 

Per concludere

Il passaggio da un livello all’altro nel processo di apprendimento non è mai casuale o scontato: dipende esclusivamente da noi stessi.

Tieni a mente che questi passaggi richiedono il nostro diretto intervento. Una volta dato il via a questo processo gli ingranaggi non si muovono da soli: sei tu che puoi farli muovere e appena ti metterai seduto tutto si fermerà. Ricorda che sei sempre tu il motore di ogni singolo processo, sei tu il motore di tutto.

Questo è il percorso per qualunque tipo di apprendimento. Decidere di mettersi in gioco e approcciare questo percorso di crescita vuol dire smettere di darsi degli alibi per giustificare ciò che non va, smetterla di attribuire gli insuccessi all’esterno o agli altri.

E’ il momento di assumersi la responsabilità della propria situazione attuale e chiedersi cosa puoi fare per migliorare la qualità della tua vita. Non voglio raccontarti che sia una passeggiata, niente affatto.

Tutto questo significa mettersi in gioco davvero, vuol dire utilizzare nuovi modelli comportamentali, nuove strategie e nuove competenze e fare in modo che questi vadano a sostituire i vecchi modelli e le vecchie abitudini.

 

Quando approcci una situazione nuova devi porti due domande:

“Ne ho le competenze?”

“Se non le ho che debbo fare per acquisirle?”

 

Queste due semplici domande ti pongono già sul sentiero della conoscenza.

Niente è facile ma tutto è possibile.

 

Firma Marco Little UYM

Articolo Processo di Apprendimento – Immagine tratta da Pixabay

Matita - UYM

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Ciao, mi chiamo Marco Cammilli e sono l'autore di UpgradeYourMind. Voglio condividere con te i miei studi e le mie esperienze nell'ambito della crescita personale. Scopri le strategie pratiche e immediate per migliorare la qualità della vita. Buona navigazione. Marco.

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10 commenti
  1. roby
    roby dice:

    Il peggiore di tutti è: l’ incompetente consapevole, perchè, pur nella
    consapevolezza delle proprie mancanze nulla ha fatto e nulla farà. Spesso
    questo incompetente è associato a colui che ” sa fare meglio il lavoro degli altri “, magari non sa fare nemmeno il proprio. Questi incompetenti
    sono pericolosi in primis x sè stessi e poco importa ma, non di rado, lo
    sono per coloro che li circondano sia in ambito lavorativo che famigliare.
    Meglio stare alla larga.

    Rispondi
    • Marco Cammilli
      Marco Cammilli dice:

      Ciao Roby, d’accordo con quanto scrivi.
      A livello di “pericolosità” è molto interessante lo studio fatto da due ricercatori Dunning e Kruger.

      In seguito al loro studio pubblicarono nel 1999 un interessantissimo articolo che dimostra come le persone che mostrano le peggiori performance in ambito lavorativo e universitario tendono ad essere le meno consapevoli della loro incompetenza.

      La difficoltà di queste persone a riconoscere la propria incompetenza porta a gonfiare la valutazione che hanno di loro stessi. Questo genera, come puoi immaginare, grossi problemi a tutti coloro che si trovano a che fare con questo tipo di persone.
      Grazie del commento.
      Marco.

      Rispondi
  2. Alberto
    Alberto dice:

    Buongiorno a tutti, ho trovato molto interessante l’articolo sopratutto per l’ampio spazio che hai voluto dare agli “incompetenti inconsapevoli”. Ho sempre pensato a loro come non responsabili della loro incompetenza in quanto inconsapevoli. Dopo aver letto il tuo articolo ho capito quanto mi sbagliassi.
    Buona giornata a tutti.

    Rispondi
    • Marco Cammilli
      Marco Cammilli dice:

      Ciao Alberto, l’argomento “incompetenti inconsapevoli” mi sta a cuore perché è il punto di partenza di tutto il processo di apprendimento e perché tutti, in vari momenti della nostra vita, ci siamo ritrovati in questa fase.

      Mi fa piacere il tuo riscontro positivo sull’articolo.
      Grazie. Marco.

      Rispondi
  3. Wisteria
    Wisteria dice:

    Ottimo articolo come al solito. Non mi è ancora chiaro come fai a “sfornarne” uno a settimana…complimenti. 🙂
    Grazissimissime

    Rispondi
  4. Umbex
    Umbex dice:

    Ciao a tutti,

    chi non vorrebbe migliorare? Credo che a questa domanda se posta a chiunque, chiunque risponderebbe subito: io!

    Ma quanti in realtà, concretamente, sarebbero disposti ad iniziare un processo grazie al quale migliorare?

    Ho riflettuto su questo. E credo che anche a questa domanda chiunque risponderebbe subito: io! Ma superficialmente. Infatti credo che concretamente non tutti siano disposti, (purtroppo), a mettersi in gioco ed a voler approfondire e capire i processi di apprendimento che tu, ottimamente, illustri.

    Argomento apparentemente semplice, quello che ci proponi Marco con questo tuo post ma tutt’altro che banale. Post utile, interessante, ben spiegato che fa riflettere e ragionare.

    Dici bene: niente è facile ma tutto è possibile se ci poniamo le domande giuste.

    Grazie

    Umbex

    profilo Twitter: @Umbex10

    Rispondi
    • Marco Cammilli
      Marco Cammilli dice:

      Ciao Umbex, ti ringrazio del tuo commento. Sono d’accordo con te su tutta la linea: tutti vorrebbero migliorare ma solo in pochi lo vogliono davvero e ancora meno sono coloro che riescono a trasformare in azione quel voglio.

      Sono convinto che parlare di questi argomenti sia davvero utile e possa far scattare la scintilla che darà il via ad un percorso di cambiamento, di miglioramento.
      Grazie, Marco.

      Rispondi

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