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La buona abitudine di non avere abitudini

“Marco, il titolo mi incuriosisce, vediamo questa volta dove vuoi andare a parare con questo nuovo articolo.”  😯

Stamani arrivo a lavoro, posiziono il cavalletto e parcheggio lo scooter. Lo spengo e scendo. Mi tolgo i guanti e chiudo il lucchetto alla ruota. Metto le chiavi in tasca, apro il sottosella e prendo la ventiquattrore. Mi tolgo il casco, apro il bauletto ripongo il casco.

Questo è stato lo spunto per il post: possibile che io faccia ogni giorno esattamente sempre le stesse azioni?

Si cambia più facilmente religione che caffè. (G. Courteline) Click to Tweet

La buona abitudine di non avere abitudini

Se ognuno di noi dovesse scrivere su un foglio di carta la propria giornata tipo, si accorgerebbe che effettivamente è scandita da azioni molto simili se non identiche. Alzarsi, lavarsi, fare colazione, vestirsi, prendere la macchina, andare a lavoro, etc.

“Marco, hai scoperto l’acqua calda! Se vuoi andare a lavorare al posto mio dimmelo che ci organizziamo! Ci sono cose che non puoi permetterti di NON fare!”  😡

Vero, hai ragione le nostre giornate sono scandite da azioni ripetitive ed inevitabili, ma ce ne sono molte altre che facciamo costantemente da anni e pensa:

nessuno ci ha mai obbligato a farle!

Hai mai fatto caso che percorri sempre la stessa strada per arrivare a lavoro? Eppure ce ne sarà almeno un’altra che ti farebbe arrivare nello stesso tempo.

Quando sei a tavola ti siedi sempre allo stesso posto.

Il cappuccino lo vai a prendere sempre al solito bar.

Al supermercato acquisti sempre gli stessi prodotti.

La preparazione che segui la mattina prima di uscire di casa è sempre la stessa.

Quando guardi la televisione ti siedi sempre allo stesso posto.

Le operazioni che fai quando scendi dallo scooter sono sempre le stesse.  😎

Insomma se osservassimo in maniera distaccata la nostra giornata diremmo che ci siamo auto-programmati! Facciamo le stesse cose e tutte regolarmente nella stessa sequenza.

Questo lo fai ogni giorno da tantissimi anni e non perché qualcuno te lo abbia mai imposto.

Allora perché?

“In effetti è vero Marco, ma il motivo è semplice: mi trovo bene così. In quel bar il cappuccino è buono. Quella strada per arrivare a lavoro è più pratica e mi siedo sempre da quella parte del tavolo perché mi rimane comodo così. Tutto qua… almeno credo!”

Il reale motivo per cui facciamo sempre le stesse cose è da ricondurre al fatto che una cosa già fatta è per noi ben conosciuta e in quanto tale priva di brutte sorprese.

Marco, credo tu l’abbia sparata grossa! Che paura vuoi che mi faccia cambiare strada o bar la mattina?

Allora perché non lo hai mai fatto?  😉

Vediamo insieme.

La piramide dei bisogni di Maslow

Le abitudini, anche le più banali, ci rassicurano e la sicurezza è il principale aspetto che sentiamo l’esigenza di soddisfare. Non per niente la troviamo tra i 5 bisogni umani nella piramide di Maslow.

In questo grafico lo psicologo statunitense riportò i principali bisogni partendo da quelli che riteniamo indispensabili alla sopravvivenza, passando da quelli più complessi di carattere sociale, fino ad arrivare a quelli che rientrano nell’ambito dell’autorealizzazione.

Piramide di Maslow

La sicurezza rientra a pieno titolo tra i bisogni primari:  non possiamo farne a meno.

Le buone abitudini, una volta assimilate, sono difficili da cambiare esattamente come le cattive. (R. Puller) Click to Tweet

Al momento non voglio entrare nel dettaglio della piramide in questione in quanto ritengo opportuno dedicarle uno “spazio tutto suo”.

Abitudini e certezze

Più le nostre giornate sono fatte di certezza e più ci sentiamo a nostro agio! Questo schema di pensiero ci confina in una stato di immobilismo che ci nega il piacere di scoprire nuovi punti di vista e nuovi percorsi. Così facendo, schiavi di piccole e grandi abitudini, percorriamo la vita incapaci di raggiungere o anche solo di immaginare nuovi obiettivi.

Questo comportamento ci disabitua a prendere decisioni poiché viaggiamo con il pilota automatico sui binari delle nostre abitudini.

“Mi stai dicendo che se arrivo a lavoro percorrendo un’altra strada la mia vita cambierà? Mi sembra un argomentazione troppo spicciola o sbaglio?”  😕

Proprio così: uscire da questi meccanismi ti aiuterà a sviluppare una mentalità aperta, elastica,  disposta a mettersi in gioco costantemente. Cesserai di sentire la necessità di ridurre tutto ad abitudini.

Adesso fin tanto non andrai a letto riconosci e segnati le piccole abitudini a cui sei sottomesso. Sono sicuro che avrai modo di riempire una pagina intera. Non ci credi? Prova e vedrai! Scrivi le prime 10 abitudini che ti vengono in mente.

Fatto?

Bene, questo foglio tienilo a portata di mano in modo da aggiungere, volta volta, le abitudini che ti accorgerai di avere.

Uccidi le tue abitudini in 3 mosse

  1. Più curiosità: imponiti di sperimentare nuovi percorsi.
  2. Meno paura: fai in modo che la paura non ti tenga incatenato alle abitudini.
  3. Spezza un’abitudine al giorno:  un’abitudine in meno al giorno leva il medico di torno. Datti l’obiettivo di togliere di mezzo un’abitudine sostituendola con un’altra azione.

Comincia con abitudini che non hanno grossa influenza nella tua vita, inizia a distruggere quelle più semplici. Così facendo ti allenerai a cambiare, ad uscire dalla tua zona di comfort. Vedrai come questa particolare ginnastica sarà un esercizio per  la tua mente che ti renderà pronto a sconfiggere anche le abitudini più difficili, quelle che non avresti mai pensato di poter stendere al tappeto.

Si fa l'abitudine a tutto, anche al continuo peggioramento di ciò che già era ai limiti della sopportazione. (J.M. Coetzee) Click to Tweet

Adesso che sai come muoverti è opportuno mettersi subito in azione!

Prendi il foglio che hai scritto (lo hai scritto vero?) e parti dalla prima abitudine da demolire!

Non aspettare, non rimandare, trasforma subito in azione quanto hai appena letto, ricordandoti sempre che le abitudini danno sicurezza, ma uccidono la curiosità “atrofizzando” il cervello.

Smettila di negarti le opportunità che la vita ti mette a disposizione.

Firma Marco Little UYM

 Articolo abitudini – Foto tratta da Google Immagini

Matita - UYM

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Ciao, mi chiamo Marco Cammilli e sono l'autore di UpgradeYourMind. Voglio condividere con te i miei studi e le mie esperienze nell'ambito della crescita personale. Scopri le strategie pratiche e immediate per migliorare la qualità della vita. Buona navigazione. Marco.

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24 commenti
  1. Roby
    Roby dice:

    Vero. Siamo fatti essenzialmente di abitudini, sedimentate nel tempo.
    La maggior parte di esse non hanno un impatto significativo sulla ns. vita,
    altre sì. Per quanto mi riguarda, andando indietro nel tempo, mi rendo conto di come, anche nel lavoro, la routine diventasse a lungo andare pressochè insopportabile. Questa sensazione mi è stata spesso utile x
    tuffarmi in altre attività anche solo x il piacere di trovare nuovi stimoli, per mettersi in competizione. Ho scoperto così come molti che venivano considerati al top erano solo dei bravi venditori di sè stessi
    se non di fumo. Succede non così di rado nelle aziende.
    Il desiderio inconscio di sedimentare le abitudini deriva essenzialmente
    dalla paura del ” nuovo “, l’ abitudine ci da certezze, il nuovo solo incognite ma è solo nel confronto e superamento di queste che ci sentiamo
    realizzati, soddisfatti di noi stessi.

    Rispondi
    • Marco Cammilli
      Marco Cammilli dice:

      Se solo riuscissimo a fare quel piccolo passo per allontanarci dalle nostre abitudini, ci renderemmo conto di quante cose incredibili ci sono la fuori!
      Grazie del tuo commento Roby.

      Rispondi
  2. Andrea Tartaglia
    Andrea Tartaglia dice:

    Ciao Marco,

    bentrovato e complimenti per il blog.

    In effetti l’abitudine è un vizio che anestetizza la nostra personalità fino a renderci simili a robot, che quotidianamente svolgono tutta una serie di azioni finalizzate ad soddisfare i bisogni senza creare problemi.
    Arriviamo a negare di essere abitudinari pur di non ammettere che il cambiamento ci spaventa, perchè ci fa uscire dalla nostra “area di comfort” e ci costringe a confrontarci con quello che ci sta intorno.
    Finchè tutto va bene fingiamo di non essere robot e proseguiamo con la nostra quotidianità, ma quando ci troviamo costretti per cause di forza maggiore ad affrontare un cambiamento capiamo di essere totalmente impreparati.

    Personalmente, ho iniziato a capire tempo fa che il concetto di “cambiamento” deve entrare a far parte del mio DNA, non è stato un processo indolore ma se oggi sto riuscendo a fare cose che prima neanche immaginavo esistessero, il merito è di avere cambiato le mie abitudini.

    Ottimo post!

    Rispondi
    • Marco Cammilli
      Marco Cammilli dice:

      Ciao Andrea e benvenuto su UYM.
      Hai perfettamente ragione quando parli di cambiamento.
      Nonostante sappiamo benissimo che senza cambiamento non possiamo migliorare la propria vita non facciamo niente perché questo accada.
      Siamo persone strane vero?

      Rispondi
    • Marco Cammilli
      Marco Cammilli dice:

      Ciao Veronica e benvenuta su UYM.
      Ho io la soluzione giusta per te: smettila di andare contromano in scooter. 🙂
      Questa “ricetta” sembra avere ottimi riscontri da chi l’ha messa in pratica. Fammi sapere.
      A presto.

      Rispondi
  3. Ringhio70
    Ringhio70 dice:

    Siamo persone strane: da un lato ci piace crogiolarci nella nostra bolla di certezze quotidiane e di abitudini consolidate, dall’altro continuiamo a lamentarci della nostra vita perchè non è come vorremo. Ma se non siamo felici dello status in cui ci troviamo, se c’è un aspetto della nostra vita che non ci piace, perchè non proviamo a fare qualcosa? Non voglio essere neppure ottimista a tutti i costi perchè non sempre provandoci si raggiunge l’obiettivo, ma è certo che senza nessun tentativo la sconfitta sarà matematica.
    La prossima volta che qualcuno vicino a voi si lamenterà del lavoro, dei soldi, della famiglia, provate a chiedergli che sta facendo per mutare la situazione. Purtroppo nella maggior parte dei casi vi guarderà imbarazzatto perchè preso in contropiede o addirittura un po’ scocciato come se la domanda non avesse senso. La verità è che ciò che sta fuori dalla bolla ci fa paura e preferiamo galleggiare nella mediocrità.

    Rispondi
    • Marco Cammilli
      Marco Cammilli dice:

      Chiedersi se siamo soddisfatti della propria vita è una domanda estremamente potente.
      Dico questo perché, in base alla risposta (non raccontiamoci balle però), possiamo trovare dentro di noi l’ardente desiderio di fare qualcosa per migliorare la qualità della nostra vita. Sono convinto però che in pochi si pongono questa domanda. Il motivo? Non doversi trovare a fronteggiare una risposta che non ci piacerebbe affatto. E’ dura da digerire una risposta che ci metterebbe con le spalle al muro, che ci obbligherebbe a fronteggiare le nostre responsabilità, che ci sbatterebbe in faccia la cruda realtà del non essere soddisfatti. E sapete allora a cosa facciamo ricorso? Sapete cosa ci rispondiamo? Facciamo di tutto per adagiarci sulla balla del “Tutto sommato sono soddisfatto…”. Sappiamo che stiamo mentendo ma accantoniamo subito questo pensiero. La dura realtà è talmente destabilizzante che non siamo in grado di digerirla per paura di doverla affrontare. Fronteggiarla vorrebbe dire fare qualcosa per cambiare e questo ci spingerebbe fuori dalla nostra zona di comfort a cui siamo così tristemente legati, direi imprigionati.
      Grazie Ringhio70 del tuo prezioso commento.

      Rispondi
  4. ApplePie
    ApplePie dice:

    Ma se una buona abitudine è buona (appunto) perché dovrei farne a meno?
    Capisco non fossilizzarsi sulle solite cose che a lungo andare diverrebbero monotone quindi noiose, ma se una cosa la ritengo valida perché cambiare?
    La strada per andare a lavoro è la stessa. Magari la cambio e arrivo tardi a lavoro perché scopro essere più trafficata.
    Il caffè lo vado a prendere da un’altra parte? Fa schifo ed ho pure sprecato soldi.
    Faccio la spesa in maniera diversa…e dimentico di comprare la metà dei prodotti!
    Per non parlare delle abitudini che ti aiutano a non dimenticare le cose: le chiavi appena rientro a casa le appoggio sempre nello stesso posto. La volta che cambio, quando esco di casa le dimentico.
    Sono d’accordo con te quando dici che le abitudini possono ammazzare la curiosità e che se fai sempre le stesse cose non sperimenti mai niente di nuovo ma secondo me alcune abitudini le ritengo necessarie per migliorarmi la vita e darmi (perché no) più sicurezza.

    Rispondi
    • Marco Cammilli
      Marco Cammilli dice:

      L’abitudine è la tendenza a ripetere determinati atti e determinate esperienze. Le abitudini ci imprigionano. Ecco il motivo per cui dico che anche una buona abitudine è limitante, così come la cattiva. Non fraintendermi però. Non voglio mettere sullo stesso piano buone e cattive abitudini. Voglio sottolineare come anche le buone abitudini però limitano la nostra felicità, la nostra capacità di poter crescere e sviluppare nuovi schemi di pensiero, e rappresentino un freno a mano per nuovi obiettivi. Anziché avere buone abitudini (che possiamo tradurre con buone e sane azioni ripetitive), potresti lasciarti andare intraprendendo ottime nuove azioni. Azioni che non avevi fatto in precedenza è che proprio per questo ti consentono di provare altre strade. Come vedi tutto ruota attorno alla parola abitudine sia nella sua connotazione negativa che positiva. E’ il susseguirsi delle stesse azioni, è il continuo ripetersi di avvenimenti già visti e vissuti da cui uno dovrebbe tenersi alla larga.
      Sono d’accordo quando dici che interrompere una buona abitudine con una nuova azione può non avere l’esito sperato ma l’alternativa qual’è? E’ come se tu decidessi di non uscire mai di casa perché non sai cosa potrebbe succedere quando oltrepasserai quella porta. Quando cambiamo qualcosa dobbiamo essere consapevoli che c’è sempre il rischio di mancare il nostro obiettivo ma questo non potrà esimerci dall’aggiustare il tiro e provare ancora una volta nuove strade.
      E’ proprio vero le abitudini ci danno molta sicurezza e questo è sicuramente un aspetto fondamentale per vivere una vita serena… fintanto questa sicurezza rientra entro un certo livello. Troppa sicurezza infatti ci farebbe del male per tutti i motivi di cui sopra. Ti ringrazio del commento ApplePie.

      Rispondi
  5. Wisteria
    Wisteria dice:

    Sono capitata per caso sul blog attraverso Google e sono rimasta piacevolmente colpita dal modo con cui vengono trattati gli argomenti. Non sono solita lasciare dei commenti ma questa volta l’ho fatto molto volentieri… anche lasciare un proprio commento in fondo è un modo per cambiare le nostre abitudini. 🙂

    Rispondi
  6. Pierfilippo
    Pierfilippo dice:

    E’ vero, le abitudini ci danno sicurezza però sono anche comode e talvolta sono le scelte più logiche.
    L’idea di provare cose nuove e darmi nuove opportunità mi piace molto.
    Grazie per il consiglio!

    Rispondi
    • Marco Cammilli
      Marco Cammilli dice:

      Ciao Pierfilippo, le abitudini sono comode perché ci tolgono l’incombenza di pensare, di cambiare qualcosa in ciò che facciamo o di stravolgerlo. Il fatto di sapere già come comportarci per quella determinata azione è un bel toccasana: ci rende tutto molto più semplice. Semplice però non vuol dire che sia la cosa migliore 🙂
      Ci deve essere un giusto compromesso, un punto di equilibrio tra il quantitativo di abitudini e la ricerca di nuove opportunità. I due estremi non sono infatti da consigliare. Immaginati la vita di una persona fatta di stesse azioni, stessi ragionamenti. “Che barba che noia che barba che noia”
      Dalla parte opposta troviamo la persona che cerca invece costantemente nuove strade. Quest’ultima situazione è però molto estrema e difficilmente le persone si spingono fino a qua. Anzi come sappiamo bene e come ho scritto nel post tendiamo ad aggrapparci ad ogni più piccola abitudine, perfino quelle che non hanno niente di logico. Ipotizzando di far parte di coloro che cercano sempre nuovi percorsi e nuovi schemi di pensiero direi che questo modo di essere genera forte stress e continue situazioni di disagio. Ogni evento, anche quello già conosciuto, viene sempre valutato e scomposto per attribuirgli un eventuale nuovo significato e per prendere una eventuale nuova decisione.

      Equilibrio è la parola giusta. Marco

      Rispondi
  7. Luca
    Luca dice:

    Ciao Marco, leggendo l’articolo, davvero molto interessante, ho riflettuto sul fatto che, pur condividendo tutto ciò che hai scritto, mi viene da chiederti: e le buone abitutidini? esempio: svegliarsi la mattina alle 6 per andare a correre o per fare quelle attività che non posso fare durante il resto della giornata, oppure prendere l’abitudine di leggere un libro a settimana, ecc..instaurare quindi delle buone abitudini è cmq controproducente?

    Rispondi
  8. Luca
    Luca dice:

    Scusami, ho visto che ti avevano già posto una domanda simile, ma ho letto più di una volta della bontà dell’instaurare delle buone abitudini e quindi volevo sapere cosa ne pensavi.

    Grazie

    Rispondi
    • Marco Cammilli
      Marco Cammilli dice:

      Ciao Luca, hai fatto bene a lasciare il tuo commento. Quest’area serve proprio a scambiarsi opinioni, esperienze e chiedere chiarimenti.
      Instaurare delle buone abitudini è un ottimo modo per migliorare la qualità della propria vita. Senza ombra di dubbio è così. Nota bene però che la parola che hai utilizzato è “instaurare”.
      Instaurare significa “avviare qualcosa di nuovo”. Io credo che il bello della vita sia proprio questo: un susseguirsi di nuove azioni. Anche le buone azioni possono subire un processo di miglioramento o anche solo di cambiamento… in fondo niente è perfetto e può essere migliorato.
      Una vita fatta delle solite buone abitudini con il tempo diventa un limite alla nostra crescita, al nostro bisogno di cambiare, di conoscere cose nuove e fare nuove esperienze. Ecco allora che quella buona abitudine la dobbiamo andare a sostituire con un’altra buona abitudine(azione). Decido quindi di cambiare e comincio ad alzarmi presto per andare in bici, per fare 30 minuti di meditazione, yoga, ecc…
      Le buone abitudini fanno bene al nostro benessere psico-fisico ma non facciamo l’errore di trasformare una buona abitudine in qualcosa che rimarrà immutato nel tempo.

      Questa secondo me è un’ottima ricetta che però come ogni cosa deve essere gestita con il buon senso.

      Tu Luca cosa ne pensi?
      Marco.

      Rispondi
  9. Luca
    Luca dice:

    Ciao Marco,
    innanzitutto ti ringrazio per avermi risposto subito, non è proprio così scontato.

    Leggendo ciò che mi hai scritto mi viene in mente un episodio del mio passato: ogni domenica sera si andava con i miei amici in un pub per il piacere di stare insieme e di riunirsi, col tempo però è diventata quasi un’abitudine ed io ho avvertito un senso di “malessere” (passami il termine, è solo per far capire cosa voglio dire) nell’andare sempre in quel posto, sempre lo stesso giorno dopo svariati anni. Così, poco a poco, ho preferito fare altro o andare in altri locali, sentendomi quasi in colpa per non voler più condividere quel “rituale” con i miei amici.

    Ora non sono proprio sicuro che questo aneddoto sia attinente al tema dell’articolo, ma te ne ho parlato per dirti che, in ogni caso, sì, sono perfettamente d’accordo con ciò che mi hai scritto, credo che le abitudini portino ad una ripetitività automatica di certe azioni e, successivamente, dei modi di pensare, causando monotonia (proprio come nel mio racconto) ed impossibilità di crescità e di cambiamento.

    L’avessi compreso prima, mi sarei sentito meno in colpa.

    Luca

    Rispondi
    • Marco Cammilli
      Marco Cammilli dice:

      Luca ti ringrazio per aver condiviso questa tua esperienza che rientra pienamente nell’argomento in questione. Sei stato molto chiaro nella spiegazione e questo tuo contributo ha aggiunto valore all’argomento trattato.

      Per quanto riguarda il fatto che ti abbia risposto a stretto giro è una mia “abitudine” 😉
      A parte gli scherzi, ne approfitto per dire che in questo blog non troverai un solo commento senza una mia risposta. Ogni persona che dedica 5 minuti della sua vita per scrivermi o condividere qualcosa in questo spazio merita tutta la mia stima, rispetto e attenzione.

      Se un giorno dovessi dimenticarmi di questo aspetto fondamentale vorrà dire che UpgradeYourMind avrà perso di vista quello che era il suo obiettivo.

      Grazie per i tuoi commenti.
      A presto Marco.

      Rispondi
  10. agostino
    agostino dice:

    ciao marco
    volevo chiederti questo: le malattie possono considerarsi un’abitudine ?
    intendo pressoche tutte le malattie e voglio dire questo : le cause delle malattie alla fin fine non dipendono quasi sempre da nostre abitudini ? buone o cattive che siano, (cibo, affezioni familiari o personali, movimento, ecc ecc)
    spesso anche cio che si considera un’abitudine “positiva” alla fin fine si rivela negativa per la salute, ma ancor di piu questa ripetizione di esse, questa mancanza di curiosita, come ben dicevi, e la causa profonda dell’insorgere di moltissime patologie, di cui percepiamo solo gli effetti e tentiamo di curare (medici compresi) solo quelli (argomento noto) . Ma se cambiassimo piano piano le abitudini che stanno alla base delle patologie ?
    grazie in anticipo della tua risposta

    Rispondi
    • Marco Cammilli
      Marco Cammilli dice:

      Ciao Agostino, sicuramente ciò che mangiamo e beviamo impatta in maniera significativa sulla nostra salute e sul nostro benessere. Quando il mangiare in maniera poco consapevole diventa un’abitudine, allora prima o poi saltano fuori molte patologie e spesso quando arrivano lo fanno in maniera eclatante senza bussare alla porta e senza chiedere permesso. Non sto ad elencarle, c’è l’imbarazzo della scelta.

      Qualche mesi fa lessi che il 75% della popolazione italiana non mangia la quantità adeguata di frutta e verdura… e mi ci metto pure io in questo 75%. Alimentazione corretta e attività fisica sono due incredibili strumenti per stare bene ma spesso non diamo loro la giusta importanza. Attendiamo di stare male per intervenire.
      “Non faccio molta attenzione a cosa mangio e non faccio attività fisica… eppure non sto male.” Credo che questo pensiero, che facciamo in molti, sia il principale errore. Parlo di errore perché “non stare male” non vuol dire “stare bene”.
      Viviamo in un modo che corre alla velocità della luce e noi cerchiamo di stargli dietro tra tutte le difficoltà e le pressioni che questo genera e che ci travolgono. Se i tranquillanti sono tra i farmaci più venduti al mondo e lo stress è considerato il “male del secolo” significa che non c’è benessere, non c’è felicità. Significa forse che rincorriamo le cose sbagliate? Significa forse che inseguiamo a tutti i costi obiettivi che non sono poi quelli davvero importanti?
      Dovremmo senza alcun dubbio cambiare le nostre abitudini, sarebbe sufficiente fare un passo per volta ma questa mentalità si sposa male con il tipico pensiero occidentale del tutto e subito. Andiamo in palestra per 2 mesi e non vedendo risultati abbandoniamo tutto. Ci mettiamo a seguire una dieta equilibrata per un po’ e non vedendo cambiamenti apprezzabili torniamo a mangiare in maniera squilibrata. Ecc…
      Dovremmo inserire tra le cose più importanti: l’alimentazione, l’attività fisica,il riposo, il sonno, la respirazione e anche l’atteggiamento mentale… e per quest’ultimo credo che nel mio blog troverai tantissimi articoli in merito.
      Ti ringrazio Agostino del tuo commento. A presto.

      Rispondi

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