Vittime dell'incapacità appresa - uym

Sei vittima anche tu dell’incapacità appresa?

È possibile sviluppare pensieri tali che anziché aiutarci ad affrontare certe situazioni ci portano invece a sviluppare delle vere proprie resistenze tali da sfiorare l’incapacità?

Siamo abituati a pensare che il termine “imparare” abbia solo e soltanto una connotazione positiva. Non è così.

Cerchiamo di capire cosa s’intenda per incapacità appresa.

Si tratta di un termine poco conosciuto ma che ci riguarda molto da vicino.

Si tratta della “capacità” di sviluppare certi meccanismi che portano con sé sensazioni debilitanti per cui, nonostante gli sforzi profusi, ci sentiamo impotenti, incapaci a fronteggiare un certo problema.

A tutti è capitato di vivere situazioni difficili, qualcuno è riuscito a superarle altri altri invece no, almeno non ancora.

Il punto è che ognuno valuta in maniera diversa i problemi, gli errori e le sconfitte.

Possiamo persino dire che per alcuni rappresentino delle sfide mentre per altri delle vere e proprie insidie che prima li bloccano e poi li abbattono.

Tutti vorremmo affrontare le avversità con un atteggiamento positivo e propositivo ma non sempre ci riusciamo.

Per questo motivo vediamo di capire quali sono i meccanismi che portano le persone, di fronte alle stesse avversità, ad avere atteggiamenti e reazioni diametralmente opposte.

Cosa ci porta a sviluppare quella sensazione debilitante che, nonostante gli sforzi, ci fa sentire impotenti e incapaci di fronteggiare un problema?

Questo è il mondo dell’incapacità appresa.

 

Vittime dell’incapacità appresa

Sappiamo come alcuni di noi siano capaci di rialzarsi e andare avanti, altri invece che, pur volendo cambiare le cose, non riescono ad uscire dallo stato in cui si trovano.

A parità di problema alcuni riescono ad abbatterlo, saltarlo, raggirarlo, assorbirlo mentre altri rimangono indecisi, inermi senza riuscire a venirne fuori.

La domanda che tutti ci poniamo è come mai a parità di situazioni alcuni riescono a superarle e altri no? Cosa cambia?

Se la differenza non è insita nel problema e nelle avversità significa che c’è qualcosa in noi che fa la differenza.

 

Il potere personale è la capacità di agire. (Anthony Robbins) Click to Tweet

 

Ti voglio parlare dell’incapacità appresa sotto forma delle 3 “P”.

 

Vittime dell’incapacità appresa: le 3 “P”

Permanenza

Durante la nostra vita si possono verificare due tipologie di eventi, quelli provvisori oppure quelli permanenti.

Nel primo caso siamo convinti che la durata dell’evento sia temporalmente limitata e che abbia quindi un inizio e una fine.

Nel secondo caso invece crediamo che l’evento avrà i suoi effetti in maniera duratura.

Capita così quindi di dare origine a delle generalizzazioni che ci portano a sviluppare pensieri quali: “Non cambierà mai niente, sarà sempre così!”.

Quello che poteva essere un problema temporaneo lo abbiamo trasformato in permanente.

Quando abbiamo a che fare con eventi che non siamo riusciti a fronteggiare come sarebbe stato opportuno, la credenza depotenziante comincia ad insinuarsi nei nostri pensieri.

Ciò che rende particolarmente pericolosa questa credenza è che non prende in considerazione soluzioni o vie di fuga, non prende in considerazione che è la vita stessa a presentare un’ alternanza di successi e insuccessi.

Per queste persone non esiste più la possibilità di cambiare le cose.

Saliranno pensieri quali:

“Non troverò mai un lavoro.”

“Ogni volta che dico agli altri quello che penso… faccio considerazioni sbagliate e mi sento a disagio, fuori luogo.”

“Non ritroverò mai una persona come lui/lei.”

“Non riuscirò mai a migliorare la mia situazione familiare.”

“Non sono bravo a dare valore a quello che penso.”

 

 

Pervasività

Ti è mai capitato che un evento negativo abbia influito negativamente su ogni altro aspetto della tua vita?

Succede più spesso di quanto si possa immaginare.

Andiamo a sviluppare atteggiamenti mentali per cui gli effetti negativi di un certo evento cominciano a pervadere ogni altro aspetto della nostra vita.

Nonostante il problema riguardi quindi solamente una situazione ben circoscritta comincia a farsi strada una sensazione per nulla motivante che abbraccia tutto: “La mia vita è un disastro!“.

Questo atteggiamento è tipico di quelle persone che fanno di tutta l’erba un fascio: quando un solo aspetto della loro vita fallisce cominciano a credere che tutto stia andando in rovina.

Queste generalizzazioni rappresentano un grosso problema per il nostro benessere psico-fisico.

Questi atteggiamenti mentali se non vengono opportunamente intercettati e gestiti ci portano a sviluppare quelle credenze su noi stessi che ci conducono direttamente all’incapacità appresa.

È infatti importanti ricordare che le credenze sono delle sensazioni di certezza riguardo a qualcosa e in quanto tali non dobbiamo confonderle per realtà oggettive.

 

 

Personalizzazione

Come ci suggerisce la parola si tratta di un tipo di incapacità appresa per cui si ha la tendenza ad attribuire le cause degli eventi a noi stessi.

Ciò che la rende pericolosa sta nel fatto che il problema ha una spiegazione soggettiva e non oggettiva.

Da qui all’incapacità di gestire la situazione il passo è breve.

Tirando le somme si arriva a considerare come la causa del problema siamo noi e non la realtà oggettiva.

Con qualche piccola modifica il nostro pensiero si trasforma così: “Non ho sbagliato ma… sono sbagliato.”

Di fronte a questa convinzione non ci rimane altro che alzare le mani in segno di resa, incapaci di reagire, perché se non è la situazione il problema ma siamo noi, non possiamo far altro che subirlo.

È proprio il nostro atteggiamento che ci porta a rafforzare la convinzione di non essere in grado di fare qualcosa… e se non lo siamo come potremmo mai cambiare le cose?

 

Errori vissuti come fallimenti

Tuttavia queste avversità per alcune persone rappresentano persino un arricchimento del proprio bagaglio di esperienze.

Sono coloro che si muovono con alcuni di questi pensieri in mente: “Questa volta è andata male, ci proverò ancora.” oppure “È stato un brutto colpo ma mi sono rialzato e farò tesoro di questa esperienza.” o “Anche questo tentativo fallito non può che avvicinarmi alla meta”, “Sto attraversando un periodo molto difficile ma sono sicuro che riuscirò ad andare oltre.”

Altre persone invece decidono di valutare i propri errori come profonde ferite dalle quali è impossibile rialzarsi.

Vedono gli errori come dei fallimenti, è sufficiente qualche scivolone per arrivare alla conclusione di essere dei falliti e in quanto tali incapaci di reagire.

“Ho fallito ancora una volta… il problema non è la situazione ma sono io. Sono un fallito e lo sarò per tutta la vita.”.

Questo modo di pensare porta rapidamente a sviluppare l’incapacità appresa.

Apprendiamo sì ma ad essere incapaci.

 

L’incapacità appresa e gli eventi

Come vedi la differenza tra queste due tipologie di persone non è da ricondurre alle avversità in sé ma al modo in cui vengono interpretate, al modo in cui generalizziamo queste esperienze.

Il modo in cui viene attribuito un significato agli eventi impatta infatti in maniera determinante sull’autostima e sulla visione che ognuno ha di sé: “Qual è il mio posto nel mondo?“.

Come vedi l’interpretazione degli eventi sviluppa credenze su noi stessi e su ciò che possiamo o non possiamo fare; genera entusiasmo e fiducia oppure scoraggiamento e passività.

 

Per concludere

Adesso che hai tutte le informazioni sulle 3 “P” dell’incapacità appresa non ti resta che affrontare le tue credenze.

Le cose stanno davvero come credi oppure no?

Le credenze sulle quali si poggiano alcuni aspetti della tua vita sono “solamente” credenze e non devi permettere di diventarne schiavo.

 

Firma Marco Little UYM

Articolo Vittime dell’incapacità appresa – Immagine tratte da Pixabay

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