Louis Zamperini - sopravvissuto alle atrocità della guerra - uym

Louis Zamperini riuscì a sopravvivere su un gommone per 47 giorni nel mezzo dell’oceano Pacifico.

Né gli attacchi degli squali né le mitragliatrici dell’aviazione giapponese riuscirono a fermare la sua voglia di sopravvivere.

Era salvo… o forse niente affatto perché quella sopravvivenza in mare, forse, risultò persino peggiore della morte.

Era il 12 luglio del 1943 e in lontananza, Louis Zamperini, detto “Louie” e il compagno Phil, videro per la prima volta dal piccolo gommone la costa di un’isola.

Non avrebbero mai potuto immaginare però ciò che li stava aspettando.

Di lì a poco avrebbero scoperto le atrocità di un campo di prigionia giapponese.

Il campo di detenzione di Ofuna dove i prigionieri di guerra «venivano tenuti in isolamento, malnutriti, tormentati e torturati perché rivelassero segreti militari»

Louis Zamperini conobbe il terribile caporale Mutsuhiro Watanabe, detto “The bird”, che lo torturò per 2 lunghissimi anni.

 

Devi credere che le cose andranno per il meglio, qualsiasi cosa accada. (Louis Zamperini) Click to Tweet

 

Louis Zamperini - Unbroken - Sopravvivenza - Resistenza - Riscatto - uym

Louis Zamperini – Unbroken – Sopravvivenza – Resistenza – Riscatto – uym

Louis Zamperini sopravvissuto alle atrocità della guerra – Unbroken

Era la fine del giugno 1943 e Loius Zamperini, puntatore-bombardiere dell’Army Air Forces e mezzofondista olimpionico, si trovava alla deriva insieme a due suoi compagni nel mezzo dell’Oceano Pacifico.

Erano passati già ventisette giorni e nessuno li stava più cercando, erano soli in mezzo ai centottanta milioni di chilometri quadrati di oceano.

Il fisico atletico era diventato un involucro inerme di 45 chili e le sue possenti gambe, adesso, non riuscivano neppure a sostenerlo.

I volti erano completamente tumefatti dal sole e le labbra erano così gonfie da toccare il naso.

Attorno a loro alcuni squali facevano lenti giri in attesa di poter banchettare con i loro corpi.

Quel giorno però nel silenzio assordante dell’oceano sentirono distintamente il suono di un motore.

Era un aereo, non c’erano dubbi.

Non erano stati abbandonati.

 

La gente mi dice, “Sei proprio un ottimista.” Io sono un ottimista? Un ottimista dice che il bicchiere è mezzo pieno. Un pessimista dice che il bicchiere è mezzo vuoto. Un sopravvissuto è pratico. Egli dice: “Vedilo come vuoi, basta che il bicchiere venga riempito.” Credo nel riempire il bicchiere.

 

Louis Zamperini - 47 giorni in mezzo all'oceano pacifico - Unbroken - uym

Louis Zamperini – 47 giorni in mezzo all’oceano pacifico – Unbroken – uym

Louis Zamperini e l’aereo di soccorso Americano… forse

Louis Zamperini lanciò prontamente due razzi di segnalazione nel cielo e utilizzò la polvere colorata per farsi identificare in mezzo a tutto quel blu.

L’aereo si allontanò annullando però ogni speranza.

Dopo pochi minuti un miracolo, eccolo ricomparire all’orizzonte, puntando proprio in direzione dei due piccoli gommoni.

Non c’erano dubbi, l’equipaggio dell’aereo li aveva avvistati.

Fu forse il momento più emozionante di tutta la loro vita.

Avevano le guance rigate dalle lacrime, consapevoli che li avrebbero salvati, che sarebbero tornati a casa.

Tutto sembrava essere finito… invece sarebbe stato solo l’inizio.

All’improvviso sentirono tutt’intorno l’acqua ribollire: era il fuoco delle mitragliatrici.

“Idioti!” urlò Louis per averli scambiati per giapponesi.

Ma quando l’aereo passò sopra le loro teste ogni loro certezza svanì all’improvviso.

Non si trattava di un aereo di soccorso americano.

Louis vide distintamente i cerchi rossi e il sole nascente sulla punta delle ali: era un bombardiere giapponese.

 

Non ho mai mollato perché in tutta la mia vita ho sempre portato a termine ogni gara. (Louis Zamperini) Click to Tweet

 

Con le poche forze rimaste Zamperini si tuffò in acqua nella speranza di schivare le pallottole.

I suoi due amici rimasero sul gommone mentre veniva crivellato di colpi.

Ogni tanto Louis riemergeva tra i due piccoli gommoni per riprendere fiato, urlando ai due amici di gettare le braccia in mare e far finta di essere morti.

Quando Louis Zamperini riemerse per riprendere fiato, alzò lo sguardo verso il cielo e si accorse che il portellone del vano bombe era stato aperto.

Non c’era alcun dubbio: sarebbe stato sganciato un ordigno.

La bomba cadde a dieci metri circa di distanza.

Se fosse esplosa non sarebbe rimasto niente.

La bomba però era stata innescata male e finì lentamente negli abissi dell’oceano.

L’aereo si allontanò, lasciandosi alle spalle due gommoni crivellati di colpi e tre uomini disperati che, se ancora vivi, non sarebbero sopravvissuti neppure un altro giorno.

Ma così non fu e i tre uomini moribondi, sui due gommoni bucherellati, erano ancora in vita.

 

Louis Zamperini e Angelina Jolie

 

È una corsa per la vita. Se resisto posso farcela. (Louis Zamperini) Click to Tweet

 

Louis Zamperini - Angelina Jolie - Unbroken - uym

Louis Zamperini – Angelina Jolie – Unbroken – uym

Louis Zamperini e la terra ferma.

«Phil», annunciò Louis. «Ho appena visto un’isola».

Lui saltò in aria e disse: «La vedo anch’io».

Era il 12 luglio 1943 e probabilmente avevano raggiunto le isole Marshall o le Gilbert.

Dopo 47 giorni sopravvissuti alla malnutrizione, alla sete, alle piaghe del sole, agli squali e alle mitragliatrici nemiche erano giunti in mezzo a numerosi atolli.

Erano salvi… o forse no, niente di tutto questo.

Il campo di prigionia giapponese in cui finirà Louis Zamperini sarà ancora peggiore di quanto successo fino a quel momento.

Saranno due lunghissimi anni in cui avrà modo di conoscere il perfido e crudele caporale Mutsuhiro Watanabe.

Nel frattempo l’esercito Americano considerò Louis Zamperini tra i caduti in battaglia e inviò le condoglianze ufficiali della nazione alla famiglia.

 

Penso che la cosa più difficile nella vita sia quella di perdonare. L’odio è autodistruttivo. Se odiate qualcuno, la persona che odiate non sta male, starete male voi. Si tratta di una guarigione, in realtà, si tratta di una vera e propria guarigione, il perdono.

 

Unbroken – L’incredibile storia di Louis Zamperini

 

“La prima cosa che impari nello sport è che non bisogna mollare mai. Lotti fino alla fine. È fondamentale in tutti i momenti della vita, così come in guerra.”

 

Perché leggerlo?

“Unbroken”il libro di Laura Hillenbrand, lascia senza parole.

Mentre lo leggevo continuavo a ripetermi: “Non è possibile. Chissà quali erano i suoi pensieri in quei momenti. Come faceva a trovare la forza interiore per sopportare tutto, per andare avanti e non mollare?”.

Ho voluto raccontarti solo alcuni momenti del libro per darti un’idea di cosa abbia passato Louis Zamperini, quello che viene considerato “l’ultimo eroe del nostro tempo”.

Il libro scorre velocemente e tiene incollata l’attenzione grazie ad avvenimenti che sembrano usciti dalla fervida fantasia di qualche scrittore.

Ma così non è, purtroppo. Tutto vero.

Perché leggere un libro come questo?

Perché leggere un’opera che parla di profondo odio, terrore, disperazione e morte?

Perché ogni parola racconta la speranza di un uomo, ogni frase ci suggerisce cosa significhi davvero il termine resilienza e cosa vuol dire resistere nonostante tutto.

Quello che conta è rialzarsi e andare avanti, anche fosse solo per un altro metro.

La storia di Louis “Loiue” Zamperini e senza alcun ombra di dubbio un messaggio di speranza.

Un libro che grida fin dalle prime pagine come la vita possa metterci al tappeto e di come possiamo sempre decidere di rialzarci più forti di prima. 

 

 

Firma Marco Little UYM

Articolo Louis Zamperni sopravvisuto alle atrocità della guerra – Immagini pubblico dominio

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