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La ricerca della perfezione.

Dietro le troppe regole che ci diamo consciamente o inconsciamente  si nasconde un concreto pericolo: questo pericolo ruota attorno alla ricerca della perfezione.

Se da una parte le regole sono indispensabili per strutturare e seguire un proprio percorso di crescita sovente queste stesse regole finiscono per esserci d’intralcio. Succede quando siamo alla continua ricerca della perfezione.

Questa ricerca della perfezione è indiscutibilmente fonte di stress e infelicità.

Quali e quante sono queste tue regole?  Ma lasciamo per ora la domanda in sospeso.

La Ricerca della Perfezione

“Marco, ma sei il primo a dirci che dobbiamo fare di più e per fare questo abbiamo bisogno di regole. “

Assolutamente sì!

Avere regole non significa automaticamente averne tante e rigide. Un conto è averne altra cosa è rimanervi invischiati. Imporsi regole troppo rigide è il modo migliore per complicarsi la vita!

 

Le persone perfette non combattono, non mentono, non commettono errori e non esistono. Aristotele Click to Tweet

 

Esiste un labile confine tra quello che è un processo di miglioramento, un percorso verso l’eccellenza e ciò che invece è la ricerca della perfezione.

Quest’ultima infatti induce a una condizione di continua insoddisfazione. Le numerose e rigide regole che ci siamo dati non sono fatte per i comuni mortali. Si addicono di più ai supereroi e, non so tu, ma personalmente mi trovo assai lontano da tutto ciò, non ho neppure il mantello…  😉

 

La Ricerca della Perfezione e la Gabbia delle Regole

E’ ormai assodato come la gabbia più pericolosa per noi sia quella che noi stessi costruiamo. Ancor più pericolosa se la costruiamo attraverso il supporto di regole molto rigide, più sono e peggio stiamo. Ancora non camminiamo e già inconsciamente le assorbiamo dal mondo che ci circonda ma essenzialmente dai genitori. Regole all’inizio semplici, coerenti, logiche.

“non fare così altrimenti…“  qualsiasi cosa significasse quel “altrimenti“.

Insegnamento basato sulla contrapposizione del “giusto/sbagliato“,  del “pericolo/non pericolo“, regole calate dall’alto dell’esperienza genitoriale. Regole ridotte all’osso, essenziali, risultato di relazioni semplici, difficilmente contestabili.

Con la crescita le situazioni vanno ingarbugliandosi. Il giusto/sbagliato e pericolo/non pericolo sfumano sempre di più con l’aumentare delle relazioni e del loro coinvolgimento emotivo.

“Marco, non lo fare altrimenti potrebbe succedere che…”

“Marco, se dici questo significa allora che…”

“Se rispondi in questo modo significa che non mi apprezzi a sufficienza”

“Se non mi chiami almeno una volta al giorno significa che non tieni al nostro rapporto.”

“Se non mi stai a sentire significa che è più importante giocare a Candy Crush Saga che ascoltare i miei problemi.”  😀 

“Il lavoro è sacrificio ma “senza“ niente otterrai, mai.”

 

Pochi esempi di regole che ci vengono dettate e quindi subite, irrilevante è il fatto che siano giuste o sbagliate.

Lo scopo di circondarci di regole, le “loro“ e le nostre,  è più che nobile perché ci consente di avviare la nostra vita su un binario certo, le regole in fondo non sono altro che gli scambiatori del treno, ci permettono di decidere se girare a destra, sinistra o continuare.

Tuttavia, come già detto, nel corso degli anni la lista delle regole aumenta con l’aumentare delle relazioni. La naturale conseguenza è che seguirle tutte istintivamente è praticamente impossibile e tutto ciò che non è istintivo si traduce in “sforzo“.

 

La Ricerca della Perfezione: chi ha stabilito questo regole?

Viene da domandarsi: ma queste regole chi le ha stabilite?

“Marco, sono le mie regole. Io le ho stabilite… e quindi?”

Sono le tue regole e in quanto tali sono assolutamente personali.

 

Dobbiamo imparare bene le regole in modo da infrangerle nel modo giusto. (Dalai Lama) Click to Tweet

 

Svenuto? A me fece questo effetto. Mi sentii crollare il terreno sotto i piedi. Nel corso degli anni queste nostre regole si trasformano in certezze assolute, in veri e propri dogmi di fede. Sono LE REGOLE.
Questo ci porta a due interessanti considerazioni:

1) non le mettiamo mai in discussione;

2) pretendiamo dagli altri l’osservanza delle stesse regole. Ma le abbiamo decise noi unilateralmente.

Questa consapevolezza ci consente di osservarle per quello che sono: delle semplicissime norme comportamentali e proprio per questo possiamo rimetterle in discussione se e quando dovesse risultare necessario.

 

La Ricerca della Perfezione e l’Imperfetta Perfezione

“Che strana questa affermazione! Se è perfetta è perfetta!”  

Strana apparentemente.

Esistono due concetti paralleli che già dai tempi antichi hanno dato luogo a un curioso paradosso: la vera perfezione è l’imperfezione.

Uno è il concetto di Perfezione in senso “rigido” e l’altro è il concetto di Perfezione inteso come Eccellenza. Secondo Aristotele il significato di perfetto corrisponde a completo, cioè niente da aggiungere e niente da togliere.

Per Epedocle, poi ripresa da altri filosofi nel corso degli anni,  la perfezione dipende dall’incompletezza. Si diceva infatti che se il mondo fosse perfetto, esso non potrebbe migliorare e mancherebbe quindi la “vera perfezione”, cioè la “tensione“ verso il miglioramento, verso il progresso.

“Marco, ma che mi stai raccontando?  Con tutta la stima per Aristotele… ma chissene…”  

Per non filosofeggiare più di tanto si ritiene che non si debba “inseguire“ la perfezione ma piuttosto l’eccellenza. In quest’ultimo caso essere perfetti significa tendere a uno stato di maestria tale da portarci a considerare il miglioramento come parte integrante ed esaustiva di ciò che definiamo PERFETTO.

Qualunque cosa può essere fatta meglio, sempre. Nella crescita personale questo è un concetto che viene sposato completamente e che ritroverai spesso.

La perfezione quale concetto “definitivo“ non esiste: si parla di imperfetta perfezione.

Come possiamo allora inseguire la ricerca della perfezione se questa non esiste? Un bel problema. Non si può inseguire qualcosa di irraggiungibile a meno di non voler essere masochisti. Così facendo l’unico risultato è la frustrazione.

 

Alla ricerca della Perfezione? Perché?

“Adesso mi è chiaro, anche se mi sfugge il perché inseguiamo questa perfezione.”

Spero non tu stia inseguendo la perfezione ma il perfezionamento che è tutt’altra cosa.

Qual è il motivo che sta alla base della ricerca della perfezione?

Una bassa autostima. Nella maggior parte dei casi è questo che spinge le persone a cercare di dimostrare quanto valgono puntando sempre a qualcosa di perfetto. Ma come abbiamo visto la perfezione non esiste: qualunque cosa può essere fatta meglio, sempre.

La ricerca della perfezione è una strada senza meta. La perfezione non potrà mai fare parte delle nostre vite e quindi quali sensazioni possiamo provare se è invece ciò a cui puntiamo? Ogni minimo errore rappresenta un fallimento che genera frustrazione, rabbia, stress e una continua sensazione di mancato appagamento.

Chi tende alla perfezione ragiona con schemi di bianco o nero. Non esistono vie di mezzo: si vince o si perde. E tuttavia la realtà non è questa.

Persone alla continua ricerca della perfezione rappresentano un pericolo per sé stessi e per gli altri. Sarà mai  possibile riuscire a soddisfare una persona con questo profilo?

“Mi è tutto chiaro ma non capisco cosa differenzia una persona che insegue la ricerca della perfezione da una che invece tende all’eccellenza.”

Il confine tra una “sana perfezione”, l’eccellenza quindi, e una perfezione patologica è all’apparenza assai sottile: è il senso di appagamento a differenziarle.

 

Persona che tende all’Eccellenza

1) Chiede prestazioni elevate a sé stesso ma anche a coloro che lo circondano riconoscendone i risultati e meriti;

2) Pone molta attenzione ai dettagli in quanto fanno la differenza;

3) Gli obiettivi raggiunti sono fonte di grande soddisfazione;

4) Forte autostima;

 

 Persona alla ricerca della Perfezione

1) Richiede per se stesso e coloro che lo circondano performance talmente elevate da risultare spesso irrealizzabili;

2) Massima attenzione ai dettagli  ma ogni minimo errore viene vissuto come un fallimento;

3) Gli obiettivi raggiunti raramente sono fonte di soddisfazione. Il pensiero costante è infatti “Potevo fare meglio.”;

4) La bassa autostima è una conseguenza della costante insoddisfazione. Essendo impossibilitato a raggiungere la perfezione i suoi obiettivi saranno sempre un passo avanti a lui. Irraggiungibili.

 

 

Per essere perfetta le mancava solo un difetto. (Karl Kraus) Click to Tweet

 

 

Ricerca della Perfezione: starne alla larga

Facciamo il punto della situazione affinché tu non perda il tuo tempo a inseguire “l’irraggiungibile perfezione“

 

1) Non fare della tua vita una gabbia di regole

Ricerca della perfezione e troppe regole: due facce della stessa medaglia.

Le regole devono essere un aiuto a vivere meglio, a decidere più velocemente da che parte girare a quel bivio. Ognuna di queste regole però tenderà a limitare i tuoi movimenti e le tue capacità decisionali.

Immaginati di essere sulla tua barca e stai navigando nel mare della vita. Con il timone ben saldo decidi quale rotta seguire. Per fare questo segui delle regole. Se queste regole fossero troppe e rigide? Passeresti le giornate attaccato a quel timone, ad aggiustare costantemente, centimetro dopo centimetro, onda dopo onda, la rotta della tua vita. Mentre fai questo sei talmente concentrato che non puoi distrarti un solo attimo.

Sei talmente impegnato alla ricerca della perfezione che non avrai tempo e modo di fermarti in qualche porto. Non avrai modo di conoscere altre persone e altri punti di vista. Non ti accorgerai neppure dello spettacolo della natura che ti circonda ogni giorno. Il mondo attorno a te ti sta urlando di staccarti da quel maledetto timone. Se hai le idee chiare su dove vuoi andare non hai bisogno di tante altre regole.

Staccati da quel timone ogni tanto.

 

2) La Perfezione è Imperfetta

Se abbracci questo concetto sarà tutto più facile. Qualunque cosa tu decida di fare falla al meglio, senza puntare a qualcosa di irrealizzabile. La ricerca della perfezione ti porta all’infelicità e non solo, genera l’altro atteggiamento particolarmente dannoso che porta all’immobilismo: a rimandare fintanto che tutto non sarà ritenuto perfetto. Assurdo. Da una parte vuoi talmente qualcosa che la vorresti già perfetta alla partenza ma proprio per questo motivo non hai mai fatto un solo passo in quella direzione per paura di sbagliare. 🙁

Hawking  parla  dell’universo nella sua “imperfezione“. Esistono regole = leggi, molte forse le conosciamo, altre non ancora o forse mai  le conosceremo e tuttavia pur nella sua “imperfezione” vive ed è in continua evoluzione da 4,37 miliardi di anni. E non è poca cosa.

La perfezione è qualcosa di gelidamente regolare, tristemente neutro, uniforme, noioso e immutabile nel tempo. Nemmeno l’universo lo è.

Se qualcuno si lamenta di un vostro errore, rispondete che senza imperfezione né io né voi esisteremmo. (S.Hawking) Click to Tweet

Altro aspetto che differenzia coloro che vogliono eccellere da coloro che inseguono la ricerca della perfezione è il livello di soddisfazione. I primi ammirano con orgoglio e grande soddisfazione il lavoro fatto e i risultati ottenuti. Il senso di appagamento e gli obiettivi raggiunti influiscono positivamente sulla loro autostima. Il perfezionista continuerà invece a ripetersi: “Non sono stato abbastanza bravo, potevo fare di più e meglio.” Questo senso costante di mancato appagamento pervade ogni aspetto della sua vita ed è fonte di eterna frustrazione.

In fondo il concetto di perfezione si potrebbe declinare con “bellezza”.  Niente è perfetto come niente è bello in assoluto, ognuno di noi ne ha percezioni assai diverse ma non per questo meno vere.

 

Per concludere

E tu, sei una persona che ricerca la perfezione in uno o più aspetti della vita?

Adesso che ho riletto questo articolo una ventina di volte, che ho sostituito alcuni sinonimi, che ho modificato la posizione di un paio di virgole, che ho aggiunto qualche esempio, che ho tolto un paio di interlinee… ARGHHH! Questa maledetta ricerca della perfezione!

Firma Marco Little UYM

Articolo Ricerca della Perfezione – Immagine tratta da Google Immagini

Matita - UYM

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Ciao, mi chiamo Marco Cammilli e sono l'autore di UpgradeYourMind. Voglio condividere con te i miei studi e le mie esperienze nell'ambito della crescita personale. Scopri le strategie pratiche e immediate per migliorare la qualità della vita. Buona navigazione. Marco.

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7 commenti
  1. Roby
    Roby dice:

    Interessante argomento. L’essere stato trattato attraverso i secoli sta a significare quanta importanza gli sia stata data. E’ possibile che si sia
    fatta spesso confusione tra PERFEZIONE e PERFETTIBILE, stessa radice ma dai
    significati assai diversi, si potrebbe dire contrapposti.

    Rispondi
  2. laura
    laura dice:

    Oggi, ad un’età adulta, mi sono resa conto più volte di quante “gabbie” ho creato ed in quante “gabbie” sia entrata. I miei figli quando erano piccoli dovevano dimostrare tutta la loro educazione, in poche parole dovevano comportarsi da “grandi” anche nei momenti in cui avevano tutto il loro diritto di comportarsi da bambini e con loro spesso, e menomale non sempre, ripetevo lo stesso errore praticato nei miei confronti: fare bella figura e dimostrare agli altri la perfezione. Sono contenta di essermi accorta, guardando con più attenzione i miei figli, di stare sbagliando ma qualche errore purtroppo l’ho commesso. Oggi guardando i miei nipoti sono più tollerante ma non perché mi sono rimbambita da nonna ma perché do il giusto valore alle situazioni e sono più sicura dei miei giudizi…….

    Rispondi
    • Marco Cammilli
      Marco Cammilli dice:

      Si pensa erroneamente che siano gli altri a farci finire “in prigione”. Niente di più sbagliato. Le gabbie peggiori sono quelle che costruiamo con le nostre stesse mani e… non ce ne accorgiamo neppure.
      Grazie Laura del tuo commento.
      Marco.

      Rispondi
  3. Umbex
    Umbex dice:

    Ciao, di recente ho assistito ad un esempio “perfetto” di sclero totale da parte di una persona che al non realizzarsi di due sue regole è appunto sbroccata. In passato era accaduto anche a me, di trovarmi in una situazione del genere. Fino a quando non avevo compreso ciò di cui il tuo articolo tratta. A questa persona, le ho fatto notare come correggere il tiro parlandoci ascoltando e capendo il suo punto di vista. Siamo passati da una situazione tesa, ad una più rilassata. Ho consigliato per altro proprio il tuo articolo. Spero lo abbia letto.

    Alcune regole di base, quelle strettamente in linea con i propri valori personali, credo che siano importanti averle. Certamente è altrettanto importante avere, a mio avviso, la capacità e l’intelligenza di modificare in “corsa” alcune regole proprio per rimanerci intrappolati ed andare incontro a brutti stati d’animo.
    Effettivamente, non da subito è facile capire il concetto che la perfezione è imperfetta. Ma ne vale la pena soffermarcisi e confermo che i miglioramenti si concretizzano.

    Grazie Marco, altro grande articolo che mi da la possibilità di ragionare ancora meglio su questo argomento!

    Umbex

    Rispondi
  4. Umbex
    Umbex dice:

    Errata corrige: volevo scrivere
    ***Certamente è altrettanto importante avere, a mio avviso, la capacità e l’intelligenza di modificare in “corsa” alcune regole proprio per NON rimanerci intrappolati ed andare incontro a brutti stati d’animo.***

    Rispondi
    • Marco Cammilli
      Marco Cammilli dice:

      Ciao Umbex, come al solito un bel commento corposo!
      Tranquillo, era chiarissimo che ti era sfuggito il NON.

      Fammi sapere se il tuo amico, collega (forse ex dopo la sua sclerata) ha letto l’articolo? 😉
      A presto Marco.

      Rispondi

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